Diogene / Como città
Martedì 10 Febbraio 2026
Riforma sulla disabilità. «Puntiamo tutto sull’inclusione»
L’intervista Alessandra Locatelli, Ministro per le Disabilità: «Anche Como coinvolta nella sperimentazione, si parte a inizio marzo»
La riforma sulla disabilità entra in una fase decisiva e promette di incidere in modo concreto sulla vita quotidiana di migliaia di persone e famiglie anche nel nostro territorio. Con il decreto 62/2024, Governo punta a cambiare profondamente il modo in cui lo Stato prende in carico la persona con disabilità, superando frammentazioni e lungaggini burocratiche che per anni hanno reso complesso l’accesso ai servizi e ai sostegni.
«Meno burocrazia per la presa in carico di famiglie e persone»
Al centro della riforma, come sottolinea il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, c’è un cambio di prospettiva: non più un sistema basato solo su certificazioni e passaggi ripetuti, ma un approccio che parte dai bisogni, dai desideri e dal diritto di scelta della persona, in linea con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Tra le novità più rilevanti, la semplificazione delle procedure di accertamento dell’invalidità civile, la riduzione dei tempi di attesa e l’introduzione del cosiddetto “Progetto di vita”, pensato per integrare dimensione sanitaria, sociale e sociosanitaria in un percorso unitario.
La sperimentazione è già iniziata in diverse province italiane e dal 1° marzo 2026 coinvolgerà anche la provincia di Como, segnando un passaggio importante per i servizi locali e per le realtà del Terzo Settore chiamate a collaborare in questa trasformazione. Abbiamo raccolto le parole del
«Lavoriamo per rendere concreti i principi della Carta di Solfagnano»
Ministro Locatelli, cosa significa in concreto la riforma sulla disabilità per le persone e le famiglie? Quali cambiamenti potranno vedere nella vita quotidiana?
La riforma sulla disabilità che stiamo realizzando in Italia è una opportunità straordinaria per mettere finalmente al centro delle politiche e dei sostegni la persona, a partire dai suoi desideri e bisogni e dal suo diritto di scegliere, come previsto dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. In particolare, con il decreto 62/2024, abbiamo l’occasione di rivoluzionare il metodo di presa in carico della persona con disabilità e della sua famiglia nei territori. Con la riforma semplifichiamo e sburocratizziamo: per l’accertamento dell’invalidità civile si passa dalle 7 commissioni attuali ad un’unica, eliminiamo le visite di rivedibilità e riduciamo i tempi di attesa da 120 a 90 giorni per tutti, che diventano 15 per i pazienti oncologici e 30 per i minori. Con il Progetto di vita superiamo le frammentazioni esistenti tra parte sanitaria, sociosanitaria e sociale.
A che punto siamo oggi con l’attuazione della riforma?
La sperimentazione della riforma è iniziata il primo gennaio 2025, in 9 province, e da settembre 2025 è proseguita in altre 11. Dal 1° marzo 2026 si estende a ulteriori 40, tra cui la provincia di Como. Ad accompagnare questa grande innovazione, c’è un fitto periodo di formazione per tutti i soggetti che sono, a vario titolo, coinvolti. La sperimentazione durerà per tutto il 2026. Voglio ricordare, inoltre, che la riforma sulla disabilità dà attuazione alla legge 227 del 2021, approvata all’unanimità dal Parlamento, ed è legata ad una milestone importante per la sesta rata del Pnrr, che abbiamo raggiunto. Dal 1° gennaio 2027, al termine della fase di sperimentazione, la legge sarà implementata in tutte le province, come per tutti i progetti e le riforme legate al Pnrr. Risulta pertanto fondamentale il percorso di formazione e sperimentazione che abbiamo messo a punto e che sta offrendo ai territori e agli operatori dei servizi l’opportunità di arrivare preparati al 1° gennaio 2027.
Che ruolo avranno i territori e i servizi locali nell’applicazione della riforma?
La riforma nasce con l’obiettivo di rivoluzionare la presa in carico della persona con disabilità, per semplificare e sburocratizzare, cambiare l’approccio culturale e assicurare una migliore qualità di vita anche alle famiglie. L’auspicio è che si possa arrivare davvero all’implementazione del Progetto di vita ma anche che la riforma nel suo complesso possa essere lo stimolo per l’innovazione dei servizi e un approccio più flessibile alla presa in carico della persona con disabilità e della sua famiglia. L’obiettivo deve essere la piena partecipazione di ogni persona alla vita civile, sociale e politica del nostro Paese.
Dopo il G7 sulla disabilità, organizzato oltre un anno fa, cosa è rimasto di concreto e applicato? Quali risultati tangibili possiamo già indicare?
In questi mesi abbiamo lavorato con determinazione per rendere concreti gli impegni assunti il 16 ottobre 2024 con la Carta di Solfagnano. Penso al fondo da 22 milioni di euro per l’inclusione lavorativa che ha permesso di supportare l’assunzione a tempo indeterminato di 1000 giovani con disabilità, e ai vari momenti che abbiamo organizzato per promuovere e valorizzare i talenti di ogni persona: dalla Conferenza degli Stati parte della Convenzione Onu a New York con oltre 250 partecipanti dall’Italia al tour Vespucci con numeri importanti: undici panel tematici, centoventi associazioni che hanno esposto i loro progetti negli stand del Ministero per le Disabilità e più di seimila le persone – tra persone con disabilità, famiglie e accompagnatori -coinvolte nelle tappe del Veliero. Penso agli Special Olympics World Winter Games che si sono svolti a Torino a marzo scorso e che abbiamo sostenuto con forza, consapevoli dell’importanza di un’occasione straordinaria in cui gli atleti hanno potuto mostrare le loro capacità, la loro tenacia e passione. Ricordo poi il lavoro portato avanti per rendere accessibile l’Arena di Verona dove si svolgerà la cerimonia di apertura dei XIV Giochi Paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 in programma il 6 marzo. Penso alla firma da parte del capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano delle indicazioni operative per la pianificazione degli interventi di protezione civile a favore delle persone con disabilità e con specifiche necessità. Per l’Italia la sicurezza di ogni persona è una priorità, e quanto previsto è in linea con la Carta di Solfagnano e con il pledge della Croce rossa italiana che supportiamo a livello internazionale. Nelle prossime settimane uscirà poi l’avviso pubblico, molto atteso, che si rivolge in particolare agli Enti del Terzo Settore, per il finanziamento di progetti che promuovano il diritto delle Persone con disabilità a una vita sociale, lavorativa e ricreativa piena e partecipata e il più possibile autonoma e indipendente. Si tratta di una grande opportunità per accompagnare la realizzazione di progetti virtuosi, importanti e sostenuti da reti robuste in grado di generare continuità nel tempo in tutti i territori. Con le risorse a disposizione sarà possibile ristrutturare o acquistare immobili, attrezzature, mezzi di trasporto, attivare percorsi di formazione sia per le Persone con disabilità che per gli operatori».
La riforma sulla disabilità, dunque, si presenta come una delle sfide più significative dei prossimi anni per costruire un Paese più inclusivo e capace di riconoscere pienamente i diritti di ogni persona. La sperimentazione in corso rappresenta un banco di prova fondamentale: non solo per ridurre burocrazia e tempi di attesa, ma soprattutto per avviare un cambiamento culturale nel modo in cui istituzioni e servizi si rapportano alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
Il coinvolgimento dei territori sarà decisivo. Province, Comuni, aziende sanitarie, operatori e associazioni saranno chiamati a lavorare insieme affinché il “Progetto di vita” non resti un principio astratto, ma diventi uno strumento concreto di partecipazione, autonomia e qualità della vita. In questo percorso, anche le risorse annunciate dopo il G7 sulla disabilità e gli avvisi pubblici rivolti al Terzo Settore possono rappresentare un’opportunità per rafforzare reti locali e sviluppare progetti duraturi. Preciso l’obiettivo individuo dal Ministro Locatelli: arrivare al 1° gennaio 2027, quando la riforma entrerà a regime in tutta Italia, con territori pronti e servizi capaci di rispondere in modo più umano, rapido ed efficace. “Inclusione” non è solo una parola, ma una responsabilità collettiva che riguarda la vita civile e sociale di ogni comunità.
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