Energia alle stelle: «Nelle imprese comasche produzione a rischio»

La protesta Il tessile comasco tra i settori più esposti. Brenna: «I prezzi sono a livelli ormai insostenibili». Guidesi chiede “price cap” e limiti alla speculazione

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Como

«È un momento estremamente difficile: i prezzi di petrolio e gas hanno toccato vette che non si vedevano dall’inizio del conflitto in Ucraina. Poco prima degli attacchi all’Iran da parte degli Stati Uniti, il gas aveva un valore attorno ai 30-31 euro al MWh; oggi i costi sono indirizzati oltre gli 80 euro al Mwh, di fatto si sono triplicati» è la considerazione di Gianluca Brenna, presidente Confindustria Como, a fronte della crisi energetica che investe le imprese, in particolare le aziende tessili che sono energivore e gasivore, in particolare quelle di nobilitazione.

Un secondo tema è l’inflazione

«Quando l’assessore regionale Guido Guidesi o il vicepresidente di Confindustria con delega all’energia, Aurelio Regina, affermano che a questi prezzi rischia di fermarsi l’intera catena di produzione, a partire dalle filiere della Lombardia, dicono assolutamente la verità – prosegue il presidente Brenna - esiste poi un secondo tema fondamentale: l’inflazione. L’energia attraversa l’intera catena del valore e tutte le filiere produttive, dalla fase di estrazione dei metalli fino al trasporto e alla consegna dei beni finiti. In ogni singolo anello il costo energetico gioca un ruolo e accresce i costi di produzione che, se scaricati a valle, si trasferiscono sul prezzo finale del prodotto. È una dinamica estremamente preoccupante». In particolare perché non ci sono concreti segnali di un termine alle crisi globali, né di normalizzazione. «Inoltre si è all’inizio dell’inverno e ricostituire scorte a questi prezzi non fa che aggravare il costo totale dell’energia, sia termica sia elettrica, dato che in Italia quest’ultima è ancora in gran parte prodotta proprio attraverso l’uso del gas» conclude Gianluca Brenna.

«Il costo dell’energia continua ad essere a livelli insostenibili. Non possiamo permetterci un nuovo freno alla produzione, agli investimenti e ai consumi in Lombardia. Con questi costi la Lombardia si ferma – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia Guido Guidesi - oggi le imprese rischiano di vedere erodere la propria marginalità e, di conseguenza, di ridurre o fermare la produzione. Allo stesso tempo, le famiglie continuano ad essere costrette a limitare i consumi per riuscire a sostenere il costo delle bollette – precisa l’assessore regionale e si appella all’Europa e al Governo con a richiesta di tre interventi - «maggiore trasparenza nella formazione e nel calcolo del prezzo dell’energia, limiti normativi alla speculazione finanziaria che incide sui prezzi e un price cap che permetta di contenere gli effetti di dinamiche che nulla hanno a che vedere con i costi reali di produzione».

Soluzioni infrastrutturali necessarie, ma non bastano

Già era stato proposto da Regione Lombardia di intervenire sulla gestione della risorsa idroelettrica, in questo caso era stato possibile mettere allo stesso tavolo produttori ed energivori e trovare soluzioni concrete.

«Le soluzioni infrastrutturali, attraverso un mix di fonti energetiche sono certamente necessarie e rappresentano la strada per costruire una maggiore autonomia e competitività nel medio-lungo periodo. Ma oggi serve intervenire subito – sottolinea Guido Guidesi, che ribadisce come la priorità oggi sia l’emergenza energetica – la Lombardia rischia il fermo delle produzioni e una forte limitazione dei consumi – ribadisce - in cinque anni lo scenario geopolitico è profondamente peggiorato, ma l’Unione europea non ha ancora costruito una risposta immediata e strutturale al problema - conclude l’assessore lombardo delle imprese - il mercato europeo dell’energia continua a essere esposto alla speculazione finanziaria e non dispone ancora degli anticorpi necessari per proteggere imprese e famiglie».

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