Referendum sui frontalieri, si compatta il fronte del “no”
Confine Il Canton Ticino rischia il contingentamento se passerà l’iniziativa Udc
Lettura 1 min.Il fronte del “No” ricompatta i ranghi a tre settimane dal voto popolare di gran lunga più atteso degli ultimi anni in Svizzera (e non solo), quello sull’iniziativa targa Udc dal titolo “No ad una Svizzera da 10 milioni!”, che in calce porta anche un test piuttosto impegnativo (al momento è testa a testa tra favorevoli e contrari) sul gradimento dei frontalieri e della libera circolazione.
L’intento dell’Udc è chiaro, vale a dire rispolverare i dettami e i contenuti del referendum contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014. Per questo il fronte del «No» si è ricompattato, confermando che in caso di vittoria alle urne per le imprese svizzere si aprirebbero scenari ad oggi difficilmente ipotizzabili.
Lucida la disamina affidata a Fabio Regazzi, presidente dell’influente Usam (Unione Svizzera Arti e Mestieri) nonché consigliere agli Stati, l’omologo di un nostro senatore.
«La popolazione invecchia e la carenza di manodopera si fa sempre più pressante», le sue parole, pronunciate nel corso di una conferenza stampa tenuta alla presenza dei rappresentanti dell’economia, Plr, Centro e Verdi Liberali.
«Entro una decina d’anni ci saranno 500 mila posti da occupare. Contingentando l’immigrazione, vorrebbe dire scatenare una sorta di guerra per stabilire a chi spetta il personale necessario».
A stretto giro — come rimarcato da diversi portali d’informazione ticinesi, tra cui ticinonews.ch — diversi osservatori hanno chiamato in causa direttamente il Ticino, facendo notare come nel Cantone di confine qualora il quesito dell’Udc dovesse fare breccia sugli elettori, si assisterebbe «ad un’esplosione del frontalierato, anche con tetti massi e contingentati». Il tema è di stretta attualità, con il Governo di Berna che ha più volte invitato gli elettori a respingere il quesito. Eppure anche gli ultimi sondaggi indicano una sorta di pareggio alle urne, almeno per il momento, ricordando che sui due fronti per questa agguerrita campagna elettorale sono già stati spesi più di 15 milioni di franchi.
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