Riparte l’industria. Ma pesa l’aumento
delle materie prime

Il report Segno positivo per tutti i principali indicatori. La semestrale dell’osservatorio di Confindustria fotografa un ecosistema che investe e si rinnova

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Como

Domanda, produzione e fatturato accelerano nel primo semestre 2026, ma la corsa delle imprese comasche si scontra con il caro materie prime, il 62% registra un aumento dei costi di produzione e quasi sette aziende su dieci denunciano un calo dei margini.

È la fotografia che emerge dall’Osservatorio congiunturale del Centro Studi di Confindustria Como, che restituisce un sistema produttivo sostenuto dagli investimenti e dalla vocazione internazionale, ma sempre più condizionato dall’incertezza geopolitica.

I primi sei mesi del 2026 confermano il rafforzamento dell’economia manifatturiera comasca. Domanda, produzione e fatturato crescono mediamente del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 4% su base congiunturale. Il quadro cambia però guardando ai prossimi mesi. Le imprese prevedono infatti una crescita media limitata allo 0,7% nella seconda parte dell’anno, segnale che la fiducia rimane condizionata dall’evoluzione dello scenario internazionale.

La capacità produttiva utilizzata scende al 66,7%, quasi tre punti sotto il 70% registrato nella seconda metà del 2025. Il dato medio nasconde però profonde differenze. Le imprese di medie dimensioni lavorano con impianti saturi al 73,6%, contro il 59% delle aziende più piccole. Anche i comparti industriali mantengono livelli elevati di utilizzo: 73,6% nel tessile e 73,2% nella metalmeccanica, mentre gli altri settori si fermano al 59,4%.

Export

L’apertura internazionale continua a rappresentare uno dei principali punti di forza del tessuto produttivo lariano, nei primi sei mesi dell’anno l’export genera il 42,3% del fatturato complessivo. L’Europa occidentale rimane il primo mercato di destinazione e pesa per il 19,6% del giro d’affari totale, seguita dagli Stati Uniti (8,3%), dall’Europa orientale (4,5%), dall’Asia occidentale (1,8%), dall’America Centro-Meridionale (1,6%) e dai Paesi Brics (1,3%). Anche la dinamica commerciale conferma il ruolo dei mercati esteri. Nel trimestre aprile-giugno il 49,2% delle imprese segnala un aumento delle vendite oltreconfine, mentre sul mercato interno prevale la stabilità, indicata dal 50% delle aziende.

Nel primo trimestre il 52,7% delle imprese aveva registrato rincari delle materie, tra aprile e giugno la quota è salita al 60,5%. Il 62% delle imprese denuncia un incremento dei costi di produzione e il 69,9% registra una contrazione dei margini di redditività, ma nonostante il contesto, le aziende non rallentano gli investimenti. Oltre il 60% punta sul rafforzamento degli impianti e sulla ricerca e sviluppo (60,6%), mentre più della metà investe nella digitalizzazione (53,5%) e nell’efficienza energetica (53,4%). Prosegue inoltre l’attenzione verso la sostenibilità ambientale (44,2%), l’internazionalizzazione (37%) e l’intelligenza artificiale, già al centro dei programmi di investimento di un’impresa su cinque (20,7%).

Incognite

L’instabilità internazionale continua a rappresentare il principale elemento di rischio. Il 68,4% delle imprese ritiene che le tensioni geopolitiche abbiano peggiorato il contesto operativo. Gli effetti più pesanti riguardano l’aumento dei costi energetici e delle materie prime (90,7%), il rallentamento della domanda (72,7%) e l’incertezza dei mercati (70,8%).

Sul fronte finanziario prevale la stabilità. Oltre l’80% delle aziende non segnala cambiamenti nei rapporti con le banche né nelle condizioni di accesso al credito, il 14,4% lamenta un aumento del costo del credito, contro il 5,1% che rileva condizioni più favorevoli.

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