Stretta affitti brevi, sì di Federalberghi. «Puntare su coesione sociale e housing»

Le norme Ue L’associazione sostiene la necessità di regolamentare le locazioni turistiche. «Serve un’armonizzazione del mercato, vanno definiti criteri omogenei nei centri storici»

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Como

Condivide la scelta di contenere gli affitti brevi turistici anche il mondo alberghiero. La direzione indicata dal nuovo regolamento Ue che propone restrizioni per gli affitti brevi converge con la richiesta di ridimensionare il fenomeno delle case vacanza espressa più volte anche da Federalberghi. Non si tratta tanto o solo di scongiurare una forma di concorrenza, perché i viaggiatori a cui si rivolgono i due sistemi di accoglienza si sovrappongono solo in parte. Divergono gli ospiti delle case vacanza da chi sceglie l’hotel per capacità di spesa, per richiesta di servizi, per tipologia di viaggio e per aspettative. Proprio come sono da sempre diversi i clienti degli agriturismi o dei campeggi.

La questione è più ampia, più profonda e con degli impatti sociali che i diversi portatori di interessi leggono da prospettive differenti.

«Ciò di cui il settore necessita è un’armonizzazione del mercato - interviene Luca Leoni, presidente Federalberghi Como - un intervento strutturato che definisca criteri omogenei nei centri storici. La nostra posizione è favorevole all’Affordable Housing Act, purché l’indirizzo normativo garantisca alla proprietà privata la giusta redditività degli investimenti, senza però intaccare i principi fondamentali della convivenza civile e della coesione sociale».

La nuova misura introduce il principio di correlazione tra reddito medio e valori immobiliari. «È corretta anche la parametrazione della redditività che non deve basarsi su indici nazionali, ma su indicatori del reddito locale, considerando le specificità di aree ad alta tensione abitativa come Como o Bellagio – aggiunge il presidente Leoni - bisogna poi leggere con rigore i dati economici: se le case vacanza generano un indotto orientato al commercio d’alta gamma o al food, il tessuto tradizionale e i servizi essenziali sono progressivamente espulsi da valori locativi inaccessibili».

C’è un fenomeno di desertificazione commerciale che, tra i molteplici fattori che provocano la scomparsa dei negozi di vicinato, pare veda come concausa anche l’incremento degli alloggi turistici.

«Armonizzare non significa fare una rivoluzione, ma tutelare il valore identitario dell’Italia – prosegue Luca Leoni - a questo si aggiunge la gravissima emergenza dell’housing per i nuovi lavoratori del settore ricettivo, della sanità e della scuola. Con l’esplosione dei canoni, un dipendente con uno stipendio mensile di 1.800 o 2.000 euro non può destinare quasi la metà del reddito al solo alloggio. Questa dinamica costringe la rete alberghiera a investire quote significative di margine per reperire soluzioni abitative, spesso prive di collegamenti infrastrutturali adeguati. Certamente eventuali agevolazioni fiscali per i piccoli proprietari di case a favore delle locazioni a lungo termine potrebbero aiutare ad aumentare gli appartamenti disponibili per i lavoratori, purché queste agevolazioni non si traducano in un travaso di carico fiscale a danno della collettività. Occorrerebbe piuttosto una cornice normativa nazionale che renda fiscalmente vantaggioso il contratto pluriennale ordinario. Già oggi diversi proprietari, di fronte agli oneri di gestione e di manutenzione delle locazioni brevi, mostrano un rinnovato interesse per la stabilità del lungo periodo».

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