Elezioni in Russia, se la pace non ha voce

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La democrazia è un tesoro raro che non va sprecato. Solo nei Paesi più evoluti ha messo radici se si guarda una cartina politica del mondo. Evidenziamo subito che la democrazia non è un sistema perfetto, anzi. Ma è l’unico a poter garantire la libertà della collettività rispetto a certe derive, autoritarie in particolare. La Germania dell’Est (DDR), quella comunista sotto l’egemonia sovietica per 44 anni, aveva nella sua denominazione la parola «democratica». Ma di democratico non aveva un bel niente e la Stasi, la polizia segreta, faceva il bello e il cattivo tempo. Certamente in DDR si tenevano elezioni e il sistema era multi partitico. Alle consultazioni i candidati erano «filtrati» e solo le compagini «allineate» potevano partecipare. Inoltre, per essere sicuri che nulla andasse storto, l’importante era chi contava i voti, non come avesse votato effettivamente l’elettorato

Vladimir Putin, a lungo in servizio per il Kgb in DDR, ha ricopiato il sistema tedesco orientale in Russia, dove - stando alle denunce di serie organizzazioni specializzate - da decenni non si tengono elezioni secondo gli standard internazionali. Clamoroso è il caso di Yabloko, una formazione liberal-riformista che, fin dal 1993, ha partecipato alle legislative, ma che nelle ultime tornate elettorali - dopo il 2007 - non ha mai avuto una propria rappresentanza alla Duma, non avendo mai superato la barriera del 5%. Dopo essere stato registrato per le imminenti consultazioni di settembre dalla Commissione elettorale, Yabloko è stato successivamente cancellato dalla Corte suprema con motivazioni discutibili e sorprendenti.

Mentre si era in attesa del verdetto, in strada fuori dall’edificio sono state arrestate una settantina di persone, alcune solo perché avevano in mano una semplice mela («yabloko» in russo significa «mela») e a Pskov il vice segretario del partito, Lev Shlosberg, veniva condannato per i reati inventati dopo l’inizio dell’«Operazione militare speciale» (Svo) in Ucraina. In tribunale Shlosberg ha evidenziato le violazioni della Costituzione russa, ancora in vigore fino a prova contraria, ma si è beccato 11 anni e un mese di carcere per aver screditato le Forze armate federali e per aver diffuso notizie «fake». Cosa è successo? Secondo autorevoli ricostruzioni giornalistiche, il potere moscovita voleva in un primo tempo - come al solito - far partecipare alle elezioni Yabloko per dimostrare che è una forza marginale. Ed invece, questa volta la formazione di Grigorij Javlinskij si è presentata con una piattaforma pacifista e per la conclusione dell’Svo. Dopo che è stato scoperto - grazie ad un vero sondaggio disponibile solo per la «sala dei bottoni» - che oltre il 9% dei russi (in prevalenza giovani e delle due megalopoli Mosca e San Pietroburgo) l’avrebbe votata, è scattato l’allarme e l’operazione esclusione.

Da quel dato 9% o 10% trapelato - chissà se vero? Potrebbe essere più elevato... - si comprende il livello di stanchezza della gente rispetto alla tragedia ucraina. Un altro elemento da considerare. Ovunque, in Russia, la popolazione è stata invitata a votare online il 18-20 settembre. Anche perché è più comodo. Ma chi farà da scrutatore? Il Grande Fratello? Da anni le organizzazioni specializzate denunciano i pericoli del voto elettronico.

Ultime due riflessioni non marginali. Putin ha sfruttato la volontà delle élite nazionali di impossessarsi e di godersi le ricchezze del Paese senza sussulti provocati da cambi di potere. Ecco il putinismo. In Italia si dubita quando certi politici mostrano strane simpatie.

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