Castello di Pomerio, la Soprintendenza boccia la vendita

Erba L’invito a rivalutare l’alienazione del maniero: «Considerare altre modalità di trasferimento del bene, rischio di impoverimento del patrimonio pubblico»

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La Soprintendenza chiede al Comune di Erba di rivalutare l’alienazione del Castello di Pomerio, aggiudicato lo scorso febbraio alla famiglia Sossnovsky Parravicini per 1,5 milioni di euro. La scoperta si deve al gruppo consiliare di Erba Civica, che nei giorni scorsi ha avuto accesso alla corrispondenza intercorsa tra le Belle arti e i funzionari comunali.

Erba Civica, con Michele Spagnuolo e Giovanna Marelli, aveva sollevato il tema del Castello di Pomerio nella seduta consigliare del 24 luglio. «Avevamo chiesto chiarimenti in quella sede perché alcune cose non tornavano, ma le risposte di tecnici e amministratori sono state evasive e anche contraddittorie: ci hanno indotto a pensare che ci fosse altro, che parte della verità fosse rimasta nascosta» ricordano i consiglieri.

Passato il mese di agosto, Marelli ha fatto richiesta di accesso agli atti e ha ottenuto tutta la corrispondenza relativa al Castello di Pomerio intercorsa tra il Comune e la Soprintendenza. «Pensavamo che il via libera della Soprintendenza (richiesto a marzo, ndr) non fosse ancora arrivato a causa delle ferie estive, ma con grande sorpresa abbiamo trovato una comunicazione urgente indirizzata al Comune di Erba in data 17 agosto 2026» dice Marelli.

La comunicazione è stata inviata a seguito di un sopralluogo al Castello di Pomerio e di una riunione della commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia (la commissione si è riunita il 30 luglio). Nella lettera, la Soprintendenza chiede di «rivalutare l’istanza di alienazione in oggetto prendendo in considerazione modalità di trasferimento che non prevedano la perdita di titolarità definitiva del bene».

La vendita, si legge, «rappresenterebbe un grave impoverimento del patrimonio immobiliare pubblico con ricadute anche sotto il profilo erariale». A questo proposito, va ricordato che l’ex sindaco Filippo Pozzoli - l’uomo che acquistò il Castello di Pomerio negli anni Novanta - ha inviato un esposto alla Corte dei Conti per denunciare una presunta «svendita» del bene: il maniero era stato valutato 2,7 milioni di euro dall’Agenzia delle entrate, ma in quarta asta è sceso fino a 1.586.000 euro. La Soprintendenza consiglia di valorizzare il bene in altri modi, magari in collaborazione con i privati attraverso un project financing, a patto però che la proprietà resti pubblica.

Dai documenti, spiega Spagnuolo, «emerge che già nel gennaio 2024, in risposta a una prima comunicazione dell’intenzione di alienare il bene, la Soprintendenza aveva ricordato al Comune che il Castello di Pomerio è sottoposto a vincolo di interesse culturale e che la sua alienazione è vincolata a preventiva autorizzazione da parte del Ministero».

Secondo Erba Civica, il Comune avrebbe dovuto ottenere il via libera definitivo prima di procedere con le aste e l’aggiudicazione; un’interpretazione che è sempre stata contestata dai funzionari comunali. Arrivati a questo punto, poco importa: il tema è cosa succederà ora.

«L’unica certezza è che ancora una volta il consiglio comunale è tenuto all’oscuro di ciò che si decide, la confusione del procedere indica la scarsa trasparenza dell’amministrazione Caprani. Speriamo che tutto questo non abbia ulteriori ricadute negative sulla città e che si possano trovare modalità di reale valorizzazione dei beni» dicono Marelli e Spagnuolo.

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