GastroTicino: «Pasqua e il bel tempo alleati della ristorazione»

Il presidente Suter dopo il primo vero test turistico del 2026: «La miglior festa degli ultimi vent’anni. I dati rispecchiano il gradimento che gli ospiti svizzero-tedeschi hanno confermato nei confronti del Cantone»

«Sì, quella appena trascorsa è stata la miglior Pasqua degli ultimi vent’anni. Finalmente abbiamo avuto il meteo come valido alleato». La lunga chiacchierata con il presidente di GastroTicino, Massimo Suter, prende le mosse da qui. GastroTicino rappresenta circa 1400 attività nel Cantone di confine tra esercenti e albergatori ed è suddivisa in quattro sezioni regionali. Legittimo dunque chiedere un’istantanea sul primo vero test turistico del 2026.

«Anche il turismo
di giornata è importante»

«Pernottamenti e ristorazione hanno chiuso il lungo fine settimana di Pasqua con numeri più che confortanti. In particolare, ottimi riscontri sono giunti dalla ristorazione che lavora con il turismo. Sicuramente i dati rispecchiano il gradimento che soprattutto gli ospiti svizzero-tedeschi hanno (ri)confermato nei confronti del nostro Cantone. Per rendere appieno il concetto, circa l’80% delle presenze è da ricondurre ad ospiti provenienti da oltre Gottardo. Nel contempo, Germania, Francia e Italia hanno rappresentato l’altro 20% di presenze».

«C’è ancora parte del settore che fatica Specie in periferia»

Un risultato che è stato propiziato da temperature più estive che primaverili. Sono dunque archiviate le polemiche del 2024, con i media d’oltre Gottardo che invitavano a non recarsi in Ticino “causa previsioni meteo avverse”?

È evidente che il meteo rappresenti un fattore determinante nelle dinamiche turistiche. Vale per il Ticino, come per il vostro territorio. A Pasqua abbiamo avuto temperature massime sopra i 25 gradi. Già in passato ho sostenuto che il meteo rappresenta l’80% del successo o dell’insuccesso. Quest’anno è andata molto bene. Eravamo un po’ in credito con la fortuna, visto quanto accaduto negli anni scorsi. La pioggia per quanto ci riguarda non è una buona alleata. Quest’anno abbiamo fatto il “botto”. Un altro fattore ha inciso su questi numeri di assoluto rilievo.

Il riferimento è alle turbolenze internazionali, che hanno consigliato a un buon numero di turisti di rimanere entro i confini federali?

Proprio così. Tanti turisti, vista l’incertezza in essere su molte mete internazionali - in primis il Medio Oriente -, hanno preferito annullare le vacanze o in alternativa optare per mete svizzere. In questo contesto il Ticino si è ritagliato un suo ruolo di prim’ordine. Posso dunque ipotizzare che una parte degli ospiti svizzero-tedeschi presenti in Ticino a Pasqua in presenza di altre condizioni sullo scacchiere internazionale avrebbero optato per altre destinazioni. Vista la situazione precaria, sono rimasti in Svizzera.

Questo exploit in occasione del fine settimana pasquale ha riportato “in asse” la situazione della ristorazione ticinese, dopo il vostro appello a correre in soccorso di un settore che rischiava chiusure su larga scala e sacrifici in termini di posti di lavoro?

Per rispondere a questa domanda cito il vecchio proverbio, sempre in auge, in base al quale una rondine non fa primavera. Così come una rondine non fa primavera, anche una Pasqua all’insegna dei grandi numeri non garantisce il successo di un settore. C’è ancora una parte della ristorazione che fa fatica, soprattutto in periferia. Inutile negarlo. Rimanendo a Pasqua, i grossi centri hanno lavorato molto bene. Cito Morcote e così Ascona. Fuori dalle principale aree turistiche, i ristoranti hanno comunque fatto fatica, anche a fronte di tanta gente in giro.

Sempre in tema di ristorazione, qual è la situazione dell’occupazione in virtù anche dei riverberi del nuovo accordo fiscale (in vigore dal 17 luglio 2023), che ha reso - non solo sulla carta - meno appetibile il posto di lavoro oltreconfine. C’è ancora carenza di personale?

Facciamo sempre fatica. La situazione non si è discostata da quello che era lo stato dell’arte di qualche tempo fa. Si fa fatica a trovare personale, soprattutto qualificato. L’offerta è un po’ in calo e su questo potrebbe aver influito il nuovo accordo fiscale. Ci teniamo stretto il nostro personale.

La “Rsi” analizzando il boom del periodo pasquale ha fatto riferimento anche all’importanza, sempre a fronte di condizioni meteo favorevoli, del turismo di giornata? Quanto ha cubato questa tipologia di turismo per la ristorazione?

Mi sembra un’analisi corretta. Ovviamente bisogna scindere il segmento dell’hotellerie, da quello della ristorazione. L’hotellerie con i pernottamenti ha sicuramente altre dinamiche con cui raffrontarsi. Per la ristorazione, invece, il turismo di giornata è sicuramente una componente importante, dentro la quale contano sia la possibilità di spostarsi in macchina che quella di raggiungere le nostre destinazioni con i mezzi pubblici. Qui mi sento di spezzare l’ennesima lancia a favore di Alptransit, che permette attraverso il traforo del San Gottardo di raggiungere in treno Lugano in sole due ore partendo da Zurigo. Dall’inaugurazione di Alptransit c’è stato un cambio di passo importante nei rapporti tra il Nord e il Sud delle Alpi. E anche la ristorazione ne ha beneficiato.

A proposito di ristorazione. Nell’ultima intervista a “La Provincia” aveva fatto notare che “i prezzi svizzeri non sono poi così distanti da quelli di Como”. E’ ancora di quell’idea, lei che ben conosce anche la nostra realtà?

La qualità si paga. E aggiungo, si paga dappertutto. È un discorso generale. Se vuoi lavorare bene e con prodotti di qualità giocoforza i prezzi sono più alti. Non paragoniamo “all you can eat” alla ristorazione. Non sarebbe corretto. Per ristorazione intendo il tipico ristorante in cui c’è un cuoco che lavora. Anche dalle vostre parti - il discorso vale per Como che per il resto dell’Italia - se vuoi mangiare bene e non dovere fare i conti - per rimanere in tema - con una bistecca che si ritira nel piatto, bisogna mettere mano al portafoglio.

Una domanda politica non può infine mancare in questa chiacchierata. Il 14 giugno gli elettori svizzeri sono chiamati alle urne per la consultazione popolare “No ad una Svizzera da 10 milioni! (di abitanti)”, che nasconde un’insidia per i nostri frontalieri, mettendo sulla graticola i dettami della libera circolazione. Non è la prima volta che succede. Questa consultazione non rappresenta un pericolo per il vostro settore, che è legato a doppio filo ai frontalieri?

La mia non è una posizione personale, ma rappresenta quella dell’intero settore. Premessa doverosa. Tutto il settore turistico, inclusa la nostra categoria, hanno già espresso un fermo “no” rispetto ai principi che stanno alla base di questa consultazione popolare. Va da sé che chi vive con flussi di persone in arrivo anche dall’estero non può essere d’accordo con questa iniziativa popolare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA