La Svizzera prepara il voto e approva nuove regole

La Confederazione sta facendo i conti con adeguamenti normativi che impattano sulla vita della popolazione. Aumenta l’Iva: servono 24 miliardi di franchi per la Difesa. Inasprite le sanzioni per chi abbandona i rifiuti

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E’ sempre tempo di esami in Svizzera. E così in attesa di capire come si esprimeranno i cittadini il prossimo 27 settembre sullo spinoso quesito della neutralità, la vicina Confederazione da un mese a questa parte sta facendo i conti con una serie di adeguamenti normativi che impattano sulla vita quotidiana della popolazione. L’inasprimento delle sanzioni (sino a 250 franchi) per chi getta a terra rifiuti è uno degli esempi calzanti di come le regole possano essere adeguate alle mutate esigenze o, come in questo caso, ad un diffuso malcostume. Nel novero dei rifiuti spiccano anche i mozziconi, con la relativa sanzione che potrà arrivare a 80-100 franchi.

Necessari 24 miliardi di franchi per la difesa

Nel contempo, la Confederazione è alla ricerca di una cifra ragguardevole - 24 miliardi di franchi - per rafforzare le proprie difese. E sempre nel perimetro di quelle leggi che impattano sulla vita dei cittadini, l’esecutivo ha deciso di alzare di 0,5 punti percentuali l’Iva per i prossimi 12 anni, risparmiando però da questi aumenti derrate alimentari e prodotti farmaceutici. La Svizzera ha dunque deciso di difendersi e di puntare su sistemi che possano prevenire attacchi a distanza, ma anche cyberattacchi. Un campanello d’allarme, quello lanciato dalla Confederazione, che non va affatto sottovalutato, soprattutto se si pensa che dal lontano 1815 la Svizzera può contare su una “neutralità permanente”. Al momento i sondaggi danno il “no” in vantaggio e ciò significa che la neutralità va bene senza cambiamenti o scossoni. Peraltro i contrari a modificare il concetto di neutralità superano il 62%. Dunque da qui al prossimo 27 settembre il partito del “Sì”, cioè di coloro che vorrebbero ancorare alla Costituzione un nuovo concetto di neutralità, non avrà vita facile per recuperare questo importante gap. In questo contesto il Ticino fa storia a sé visto che (ad oggi) un 52% di elettori sarebbe invece dell’idea di modificare i principi cardine della neutralità svizzera. Il 27 settembre è atteso, come anticipato, il verdetto finale.

Nel contempo però ci sono altre questioni spicciole che richiedono sempre in Ticino il voto, questa volta del Parlamento cantonale. Già perché la Lega dei Ticinesi ha deciso di depositare un progetto di legge - che ha destato curiosità anche al di fuori dei confini cantonali - in cui viene chiesto di tutelare il “kilometro zero” ticinese o meglio di inserire prodotti “made in Ticino” nei menù delle manifestazioni promosse o patrocinate dal Cantone. Si tratta di un modo sicuramente pragmatico per favorire i prodotti agricoli e gastronomici locali e di certo il voto parlamentare dovrà meglio perimetrare la dizione relativa al fatto che «chi riceve un sostegno pubblico garantisca una presenza adeguata e riconoscibile di prodotti locali».

Nei prossimi mesi se ne saprà di più. Sicuramente la politica del vicino Cantone vorrà dare un segnale a pochi mesi dalle elezioni cantonali. Peraltro il 27 settembre insieme al voto sulla neutralità gli elettori svizzeri saranno chiamati anche ad esprimersi sull’iniziativa dal titolo “Per un’alimentazione sicura”, che in buona sostanza prevede «il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita». Secondo i promotori, la popolazione svizzera «deve poter disporre in ogni momento di una quantità sufficiente di derrate alimentari di qualità elevata, a prezzi accessibili». Anche questo quesito pare destinato ad essere bocciato da una maggioranza piuttosto ampia di elettori.

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