La Svizzera prepara il voto. Un rischio per i frontalieri
L’Udc, con al traino la Lega dei Ticinesi, lancia l’ennesima consultazione popolare contro l’immigrazione di massa. Chiamata alle urne il 14 giugno. Nel mirino i trattati con l’Unione Europea, ma da Berna in giù ci sono spaccature
Dodici anni dopo il via libera al referendum contro l’immigrazione di massa (era il 9 febbraio 2014) e a dieci anni del nullaosta tutt’altro che scontato dell’elettorato ticinese alla consultazione cantonale “Prima i nostri!” (era il 25 settembre 2016) la Svizzera, o meglio l’Udc svizzero con la Lega dei Ticinesi a traino, prova segnare un nuovo solco nei rapporti tra la Confederazione e l’Unione Europea.
Tra gli obiettivi il freno alla libera
circolazione
Questo è il significato - al netto dei tecnicismi - della consultazione popolare “No ad una Svizzera da 10 milioni! (di abitanti) - Iniziativa per la sostenibilità”, che il 14 giugno chiamerà di nuovo alle urne gli elettori svizzera, chiedendo loro da un lato di arginare l’avanzata imperiosa della popolazione, che già oggi veleggia sopra quota 9 milioni di abitanti e dall’altro di porre un nuovo limite alla libera circolazione delle persone, frontalieri in primis.
Fiutando il pericolo, i sindacati e così l’influente Usam - l’Unione svizzera arti e mestieri - hanno già anticipato i contenuti che animeranno la lunga campagna elettorale in vista del voto, spiegando che senza libera circolazione un buon numero di comparti produttivi e dei servizi andrebbero in forte affanno, sanità inclusa. Da qui l’invito a barrare in maniera più che convinta la casella del “No”.
Per contro l’Udc - che nel frattempo attraverso la mozione del senatore ticinese Marco Chiesa ha incassato anche il via libera alla tassa di transito lungo le autostrade della Confederazione, che comunque resta di difficile applicazione - tira dritto per la propria strada, cercando di convincere gli elettori a barrare la casella del “Sì”, anche a fronte - per rimanere alle latitudini del vicino Cantone - di quel 13% di giovani ticinesi che non riesce a trovare lavoro.
Il Governo di Berna ha già dato parere negativo al quesito, spiegando che qualora dovesse trovare l’avallo delle urne, l’iniziativa sulla sostenibilità rimetterebbe in discussione accordi di cui la Svizzera è parte attiva - o meglio tra i principali attori - come Schengen e Dublino. A proposito della mancata applicazione dell’accordo di Dublino, Lega dei Ticinesi e Udc sono tornati a puntare l’indice contro il Governo federale sui mancati rimpatri ad esso connessi.
Lo hanno fatto utilizzando per quel che riguarda la Lega dei Ticinesi la cassa di risonanza del “Mattino della Domenica” e per quanto concerne l’Udc attraverso un post al vetriolo del consigliere nazionale Piero Marchesi. «Dal dicembre 2022 l’Italia si rifiuta di riprendere i migranti registrati sul suo territorio, come previsto dal regolamento di Dublino - ha rimarcato Piero Marchesi -. La Svizzera si trova così a gestire 2540 domande d’asilo che non sarebbero di sua competenza. Il costo aggiuntivo medio è di circa 75 mila franchi per persona».
Da qui il nuovo invito a votare “Sì” alla consultazione del 14 giugno, che al momento sull’altro lato della barricata - cioè sul versante del “No” - vede insieme ad alcune forte politiche ed all’Usam anche i sindacati, con l’Unione sindacale svizzera che ha spiegato come con un voto favorevole la situazione della manodopera peggiorerebbe in modo sensibile.
Questo per dire che i nostri frontalieri da qui ai prossimi due mesi saranno parte integrante del dibattito politico, che passa anche dalle decisioni assunte dal Governo di Bellinzona, proprio nel mese di giugno, sul blocco dei ristorni ai Comuni italiani di confine invocato da più parti e contenuto in una mozione depositata in Gran Consiglio, il Parlamento cantonale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
