La Svizzera si aspetta un nuovo anno grigio: «Ci sarà una crescita significativamente inferiore alla media»

L’analisi La relazione di fine anno degli esperti nominati dal governo non autorizza grandi aspettative, soprattutto sul fronte dell’energia

Una crescita significativamente inferiore alla media. L’attesa relazione di fine anno del gruppo di esperti nominato dal Governo di Berna per monitorare l’andamento dell’economia e dei consumi a livello federale ha confermato i timori che già si erano palesati dopo l’euforia dei mesi estivi, segnati dal nuovo record di pernottamenti turistici (+1,9% rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemia).

In buona sostanza, il gruppo di esperti ha previsto per il 2023 «una crescita dell’economia svizzera significativamente inferiore alla media (1%), seguita dall’1,6 % nel 2024». Un quadro non esattamente esaltante dopo un’annata che, a sua volta, aveva lasciato spazio a molti interrogativi.

Le condizioni

«Questa previsione presuppone in particolare che non ci sia carenza di energia sia nell’inverno in corso che in quello a venire», è invece la sottolineatura giunta dalla Seco, la Segreteria di Stato dell’Economia. Un rallentamento che già il trimestre (il quarto dell’anno) che sta per chiudersi dovrebbe evidenziare, anche se il gruppo di esperti ha ipotizzato che «non ci sarà una carenza di energia con perdite di produzione diffuse sia nell’inverno in corso che nel prossimo».

Insieme al “rebus energia” - che rimane davvero tale in tutto il vecchio continente e rappresenta una vera incognita - gli altri due elementi di criticità sono rappresentati «dall’alta inflazione internazionale e dalla stretta monetaria, che potrebbero far rallentare la domanda».

Nel dettaglio, dopo il 2,9 % del 2022, il tasso di inflazione nel 2023 dovrebbe attestarsi al 2,2%. In proiezione, l’economia svizzera è dunque destinata a crescere debolmente, ma “senza cadere in una profonda recessione”. E a conti fatti questa rappresenta una notizia assolutamente positiva.

Inevitabilmente il rallentamento della crescita comporterà anche qualche concreto rischio per il mercato del lavoro. La stessa Seco, in questo contesto, ha fatto notare che «la disoccupazione aumenterà gradualmente, con il tasso medio annuo che dovrebbe attestarsi al 2,2% nel 2022 ed al 2,3% nel 2023». Dati tutto sommato (ancora) contenuti.

Ma è la crisi energetica - che rischia di manifestarsi in modo virulento (secondo le previsioni di alcuni addetti ai lavori, a dire il vero) nel secondo semestre del nuovo anno - ad agitare politica ed economia svizzera (e non solo, viste le strette relazioni della Confederazioni con i Paesi confinanti).

Anche se - stando alle previsioni economiche oggi disponibili - «dopo le tensioni dell’inverno 2023/2024, la situazione energetica in Europa dovrebbe gradualmente normalizzarsi con il passare del tempo ed allo stesso tempo i tassi di inflazione dovrebbero diminuire a livello globale e l’economia mondiale dovrebbe gradualmente riguadagnare slancio. A quel punto, e con queste condizioni, si avvierebbe una ripresa anche in Svizzera».

I numeri

Ciò nonostante anche per il 2024 il gruppo di esperti prevede una crescita economica leggermente inferiore alla media (1,6%), con un tasso di inflazione dell’1,5%. Per diretta conseguenza, anche il tasso di disoccupazione dovrebbe aumentare ulteriormente e raggiungere una media annua del 2,4%.

Considerato che il tema della possibile carenza energetica ricorre spesso dentro i ragionamenti del gruppo di esperti, vale la pena concludere questa lunga disamina riportando fedelmente quanto enunciato nella corposa relazione affidata alla Seco: «La situazione energetica potrebbe precipitare soprattutto se nei prossimi mesi si dovesse ricorrere maggiormente agli impianti europei di stoccaggio del gas. Se in Europa dovesse verificarsi un’accentuata carenza di energia, con perdite di produzione su larga scala e una forte contrazione, anche in Svizzera ci sarebbe da aspettarsi una recessione accompagnata da una forte pressione sui prezzi. Inoltre, c’è il rischio che la politica monetaria abbia un impatto sull’economia reale più forte di quanto ipotizzato. L’inflazione potrebbe rivelarsi più persistente a livello internazionale di quanto stimato in precedenza, rendendo necessaria una politica monetaria più restrittiva». Tuttavia, c’è anche «uno scenario positivo che potrebbe prospettarsi qualora la situazione energetica dovesse evolvere meglio del previsto».

Un quadro a più tinte, a ben guardare, per quanto riguarda gli svizzeri, pragmatici quanto basta ma pronti a sfruttare tutte le opportunità per un rilancio dell’economia.

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