(Foto di fb esercito svizzero)
Dopo la guerra in Ucraina, la Confederazione si sta ponendo il problema delle proprie capacità di difesa
In Svizzera il concetto di neutralità non si tocca, almeno sino a quando su questo dibattuto argomento non si saranno espressi i cittadini. D’altronde ci sarà un motivo se questo principio basilare della Costituzione svizzera resiste dal lontano 1815. Prova ne sia che la spallata tentata da una parte della politica rossocrociata è finita con un nulla di fatto, con la Commissione della Politica estera del Consiglio nazionale, la “Camera bassa” del Parlamento, che ha invitato a respingere il quesito popolare dal titolo “Salvaguardia della neutralità svizzera”, senza peraltro proporre un controprogetto. Quesito che poteva anzi visto che all’appello manca il voto dei cittadini (e dei Cantoni) può ancora rappresentare un’insidia per il Governo di Berna, in quanto contempla il fatto che la Svizzera «non debba aderire ad alcuna alleanza, salvo in caso di un attacco diretto al Paese».
Le carte in tavola rispetto a quel lontano 1815 sono inevitabilmente cambiate, tanto che la vicina Confederazione - pur tenendosi alla larga dalla bagarre internazionale - ha deciso comunque di alzare la propria soglia difensiva. Lo dimostrano le tante esercitazioni delle forze aree con i Paesi confinanti (e non solo) e così l’annuncio del Governo di voler rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche, essenziali per la popolazione e l’economia. Grande attenzione sarà posta anche sulla protezione sui dati rilevanti per la sicurezza, con un occhio vigile sull’aumento dei cyberattacchi.
La neutralità sicuramente rappresenta una garanzia per la Confederazione e la sua politica estera, tanto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un’intervista pubblicata dall’Ukainska Pravda non ha avuto dubbi nell’indicare che «anche il prossimo negoziato di pace si terrà in Svizzera», con Russia e Stati pronti a raccogliere l’invito. Eppure il concetto di neutralità ha vacillato proprio a seguito del conflitto ucraino, con il Governo di Berna che a partire dal 28 febbraio 2022 ha deciso di allinearsi alle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia, bloccando 7,4 miliardi di franchi di beni oltre a beni di ogni ordine e grado, aerei inclusi. Eppure l’Udc sostiene che così com’è ora applicata la neutralità non garantisce più protezione assoluta alla vicina Confederazione, tanto che in una nota il partito per antonomasia dai maggiori connotati in chiave anti-Bruxelles ha rimarcato che «la neutralità ci ha protetto per oltre duecento anni da conflitti interni ed esterni», per questo «occorrono paletti chiari nella Costituzione».
La parola, come anticipato, passa agli elettori, anche se al momento non è ancora stata ufficializzata la data del voto popolare, in cui è prevista una doppia maggioranza, quella del popolo e quella dei Cantoni. Per placare i toni del dibattito politico, il Governo si è affrettato ad affermare che «con la ripresa delle sanzioni da parte dell’Unione europea non cambia nulla dal punto di vista della neutralità della Svizzera». «Il nostro Paese non appoggia nessuna delle parti in conflitto», ha poi aggiunto l’esecutivo di Berna. Ma certo rispetto all’atteggiamento politico tenuto in passato, il conflitto ucraino ha rappresentato uno spartiacque importante nella politica estera della Confederazione.
Questo perché «la guerra in Ucraina ha messo in discussione l’attuale ordine di sicurezza internazionale e, soprattutto, europeo». Dunque anche la vicina Svizzera è costretta - suo malgrado - ad adeguarsi ai tempi che cambiano, pur tenendo ben saldi i concetti di «sicurezza e indipendenza».
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