Lavoro e casa a Como. La sfida di Asf per attrarre nuovi autisti

Il modello L’ad Massimo Bertazzoli stima 40-50 ingressi in due anni. L’azienda punta sull’academy per formare i conducenti degli autobus

Casa, scuole, servizi e formazione: c’è un ecosistema che ruota attorno al lavoro e concorre a renderlo attrattivo oltre agli stipendi. Le aziende come Asf Autolinee stanno riorganizzando il personale per affrontare nuove necessità di servizio e garantire il ricambio generazionale.

L’amministratore delegato Massimo Bertazzoli spiega come la formula del progetto All’Oggi incrocia una delle necessità dei nuovi lavoratori più acuta: trovare casa a Como e provincia a canoni accessibili.

ASF Autolinee ha avviato da alcuni anni un’Academy per la formazione dei conducenti. Qual è l’esigenza che vi ha spinto a investire su questo strumento?

L’Academy nasce tre anni fa come risposta strutturale a un problema ormai cronico del settore: la carenza di autisti. È uno dei canali stabili che abbiamo messo in campo per attrarre giovani, ma anche persone che sono uscite dal mondo del lavoro e desiderano rientrarvi con una formula diversa.

Il percorso è lungo, dura dai sei agli otto mesi, perché prima di avere un autista pienamente formato servono tempo e investimenti. Proprio per rendere il progetto attrattivo, abbiamo deciso di assumere i partecipanti già nel periodo di formazione: inizialmente con un contratto part-time a tempo determinato, che diventa full time e a tempo indeterminato una volta conseguite le patenti.

Quanti inserimenti siete riusciti a realizzare attraverso l’Academy e qual è il fabbisogno atteso nei prossimi anni?

Nel 2024 abbiamo assunto complessivamente 85 persone, di cui 34 provenienti dall’Academy. Nel 2025 le assunzioni sono state 45, con 14 allievi formati internamente.

Oggi la nostra azienda conta 505 dipendenti, di cui circa 400 autisti: il numero oscilla tra 390 e 416 a seconda delle esigenze di servizio. Guardando avanti, prevediamo per il 2026 e il 2027 un fabbisogno analogo, tra i 40 e i 60 nuovi conducenti all’anno. Dobbiamo infatti compensare sia le uscite fisiologiche sia le quiescenze, che incidono mediamente per circa il 10% della forza lavoro ogni anno. Si tratta di un turnover rilevante, dunque, che impone una programmazione sul lungo periodo. Per questo l’Academy non è un’iniziativa spot, ma un processo continuo. Nel 2026 ripartiamo con 15 allievi e, se le condizioni lo permetteranno, stiamo valutando un secondo ciclo in autunno. La durata del percorso supera spesso l’annualità e richiede una pianificazione “a rotazione”. L’età media dei conducenti resta elevata e il ricambio generazionale è una priorità non rinviabile».

Avete introdotto anche formule contrattuali più flessibili: quanto conta questo aspetto nell’attrattività del lavoro?

Conta moltissimo. Il lavoro dell’autista prevede turnazioni, notti, domeniche, e questo può rappresentare un freno. Per questo stiamo ampliando l’offerta di part-time verticali e orizzontali: chi vuole lavorare solo nel weekend o poche ore al giorno trova oggi maggiore apertura. È un modo più moderno di gestire il personale, che prova a conciliare le esigenze aziendali con quelle delle persone.

Che profilo hanno i candidati che si avvicinano all’Academy?

Il quadro è piuttosto eterogeneo. La maggioranza ha meno di trent’anni, ma in ogni classe ci sono mediamente cinque o sei persone sopra i cinquant’anni, che vedono in ASF un’opportunità di rientro nel mercato del lavoro. Le donne sono ancora poche, due o tre per corso, ma l’esperienza ci dice che hanno spesso una marcia in più in termini di attenzione e precisione alla guida.

Ci sono anche lavoratori che arrivano da fuori territorio?

Alcuni arrivano da altre regioni o da esperienze estere. Proprio per questo abbiamo avviato collaborazioni, come quella con la Fondazione Scalabrini, per affrontare uno dei nodi principali: la casa.

Trovare del resto un alloggio a prezzi sostenibili nel Comasco non è semplice. Offrire soluzioni abitative calmierate è diventato un fattore competitivo. Abbiamo già inserito alcune persone grazie a questo supporto.

Durante il periodo di formazione gli allievi percepiscono uno stipendio?

Sì. L’assegno mensile è di circa 850 euro, a cui si aggiungono buoni pasto, indennità di presenza e altre voci. Di fatto si arriva intorno ai mille euro al mese. È un reddito di ingresso che consente di studiare e formarsi, ma per chi viene da fuori il tema abitativo resta cruciale.

Casa, lavoro e servizi: quanto conta il contesto territoriale nell’attrarre lavoratori?

Conta moltissimo. Non bastano il contratto e lo stipendio: servono scuole, asili, trasporti, servizi efficienti. Da quando sono arrivato in Asf, nel dicembre 2023, ho visto crescere la consapevolezza di questa esigenza di rete. Il dialogo con l’ente Provincia è assiduo, penso ad esempio ai tavoli sugli orari scolastici e alla pianificazione del servizio. Qualcosa si sta muovendo anche a livello comunale. C’è ancora molto da fare, ma la direzione è quella giusta: solo costruendo un ecosistema territoriale attrattivo si può sostenere davvero lo sviluppo economico e occupazionale.

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