Malattie psichiatriche a Como, ci sono le strutture ma non il personale
Sul nostro territorio il primo centro di riferimento è il reparto interno all’ospedale Sant’Anna, di recente ingrandito da 19 fino a 28 posti letto. Una riorganizzazione giudicata più funzionale, in parte comunque necessaria perché a Menaggio lo stesso servizio ha chiuso battenti da tempo e perché all’ospedale di Cantù si attende la riapertura di 15 posti letto dopo la ristrutturazione dei locali
Lettura 2 min.Como
Salute mentale, ci sono le strutture, non gli specialisti In questi anni il disagio psichiatrico si è legato ad alcuni drammatici fatti di cronaca l’ultimo, recentissimo, a Modena - che riportano all’attenzione la gestione di alcuni delicati bisogni di cura. Nel nostro territorio, a proposito di Psichiatria, il primo centro di riferimento è il reparto interno all’ospedale Sant’Anna, di recente ingrandito da 19 fino a 28 posti letto. Una riorganizzazione giudicata più funzionale, in parte comunque necessaria perché a Menaggio lo stesso servizio ha chiuso battenti da tempo e perché all’ospedale di Cantù si attende la riapertura di 15 posti letto dopo la ristrutturazione dei locali. Occorre pensare che circa l’1,7% degli accessi in Pronto Soccorso in un anno riguardano casi psichiatrici in acuto, circa 700, 800 l’anno, numeri che non sono aumentati da dopo la pandemia. Piuttosto a crescere, raccontano i medici, sono le richieste d’aiuto, il disagio, le fobie, storie di dipendenza patologica e i disturbi mentali correlati. E questi passano dal territorio, dalla prevenzione, dai sei centri dislocati in provincia, in città il più attivo, dove sono concentrati più specialisti, macina un centinaio di valutazioni a settimana. Quindi hanno una dotazione di letti i centri ad alta assistenza di Appiano, Longone, Ossuccio, ci sono altri due centri pubblici a media intensità, esiste una comunità protetta con dei mini alloggi. E una vasta rete di comunità, anche nel San Martino, molte accreditate.
«I letti non mancano, siamo nell’ordine di più di duecento – racconta lo psichiatra Salvatore Zizolfi - in acuto, seppur concentrati, come per la fase successiva. Certo non bastano mai perché certi soggetti hanno bisogno di un servizio residenziale anche per molti anni, però la rete c’è, funziona. Il problema maggiore è la mancanza di psichiatri. Un problema non comasco, non del nord Italia, ma di tutta la nazione. Siamo arrivati a lavorare con un terzo dell’organico, adesso grazie all’Asst Lariana e alcuni concorsi e specialisti la situazione è un po’ migliorata. Ma il vuoto non si può colmare in breve tempo, ci vogliono anni di programmazione». Gli psichiatri, a livello lombardo, più volte hanno denunciato un vuoto da colmare per almeno il 33% degli specialisti. Per coprire i turni si fa ricorso alla libera professione con costose retribuzioni per singole notti.
L’altro problema è la domanda, in aumento. «La domanda è straripante – dice ancora Zizolfi – non tanto in acuto, laddove molti pazienti lamentano disturbi eclatanti che poi in realtà si rivelano meno urgenti. C’è però un crescente disagio, psico sociale, legato a dipendenze, comportamenti alimentari, una esplosione di fragilità che anche se in emergenza ha comunque bisogno di una risposta». Prima che questi disturbi diventino incontrollabili.
«Penso anche io che il problema maggiore sia la mancanza di medici, ma anche operatori, sanitari impegnati nel campo della salute mentale – dice Antonio Iraci psichiatra già primario a Como – c’è stato un grave errore in passato a proposito di giovani laureati, tra corsi e borse di studio. Quindi in tempi recenti pensionata la mia generazione si è creato un grosso buco, una mancanza difficile da gestire. In un periodo storico che ha mostrato segni di instabilità, sociale ed economica, tradotti poi in disagio psicologico e psichiatrico. Dunque chi oggi resta in servizio fa certamente fatica».
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