«Mio figlio schizofrenico, lasciati soli dalla sanità»
Menaggio Lo sfogo di una madre che spesso non trova l’aiuto sperato: «Nonostante la diagnosi me lo hanno rimandato a casa dall’ospedale»
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Da anni è costretta a gestire lei un figlio con seri problemi psichiatrici e spesso e volentieri non trova l’aiuto sperato, nemmeno quando il giovane vive le sue crisi e spacca tutto in casa prendendosela anche con i famigliari. Nell’ultima occasione, racconta, si è sentita addirittura umiliata all’ospedale Sant’Anna.
Sulla base della dichiarazione di uno specialista, che ha accertato come il paziente sia «affetto da psicosi cronica, rifiuti di seguire la terapia consigliata e manifesti gravi alterazioni psicopatologiche con discontrollo degli impulsi», il Comune ha disposto un accertamento sanitario obbligatorio: «Lo psichiatra che l’ha valutato – riferisce la donna mostrando il referto del medico, ha scritto testuali parole: “Emerge il dato di non collaborazione con l’ambito sanitario, per cui il paziente e la madre risultano anche ostili a rivolgersi al servizio Sert”. Non ha ravvisato la necessità di ricovero né di alcun trattamento e ha rimandato a casa mio figlio, vanificando anche questo tentativo di farlo curare e mortificando me».
Il giovane è seguito dal Cra di Ossuccio (Comunità riabilitiva ad alta assistenza) dell’Asst Lariana, dove negli anni addietro è rimasto ospite per alcuni periodi, e anche il reparto di psichiatria dell’ospedale ”Erba – Renaldi”, ora chiuso, risultava un punto di riferimento: «I medici che lo seguono ammettono che, alla luce dei suoi disturbi, non è in grado di lavorare – prosegue la madre – mentre lo psichiatra che l’ha valutato a Como sostiene che ha due gambe e due braccia e non se ne dovrebbe stare a casa tutto il giorno a fare nulla. Siamo in attesa di un amministratore di sostegno, promesso fin da febbraio, che dovrebbe decidere quando il paziente è da ricovero anche se lui lo rifiuta, ma intanto la situazione grava tutta sulle mie spalle e io sono davvero esausta».
Due anni fa il ragazzo, in preda a una violenta crisi, non era stato accettato all’ospedale di Menaggio e la madre era stata costretta ad accompagnarlo al Sant’Anna con la propria auto. Alcuni mesi fa, in un’occasione in cui aveva ingerito anche alcol, aveva telefonato alla madre in piena notte dicendole di essere stato dimesso e lei non gli aveva creduto, salvo trovarlo nel parcheggio del nosocomio la mattina successiva.
«Chi si trova in famiglia casi difficili come quello di mio figlio – conclude la mamma di Menaggio – se li deve purtroppo gestire senza molti aiuti dall’esterno, riuscendo a conciliarli col lavoro e gli impegni quotidiani che tutti hanno».
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