Morti nel lago: «Tragedie evitabili con regole più rigide per chi fa il bagno»
Menaggio Fabio Ausenda, già gestore di ostelli: «L’Autorità di bacino obblighi chi è in barca a usare giubbotti o cinture di salvataggio»
Lettura 1 min.Menaggio
«È avvenuta un’altra evitabile morte nel lago, con un turista olandese che lascia figli giovani, una moglie e una famiglia distrutta per una fatalità. È un dramma che si ripete, purtroppo, più volte ogni anno con le stesse modalità, perché agli operatori non vengono richieste misure di sicurezza precise e obbligatorie».
La tragedia
È la denuncia di Fabio Ausenda, operatore menaggino che per quindici anni ha amministrato la società che gestisce l’ostello di Menaggio e quello di Domaso.
Il dramma consumatosi sabato a Menaggio, con il quarantacinquenne Mattheus Gosseling che, dopo essersi tuffato da una barca per aiutare il figlio in difficoltà, è stato inghiottito dal lago, suggerisce all’operatore turistico locale un appello, inviato come lettera aperta all’Autorità di bacino del Lario: «Queste tragedie avvengono quasi sempre nello stesso modo – prosegue l’operatore turistico menaggino – Un motoscafo viene affittato da un gruppo di amici o da una famiglia; una persona si tuffa per fare il bagno, entra in difficoltà, qualcuno si getta in acqua per aiutarla, ma nel frattempo la barca si allontana spinta dalla corrente. Spesso il soccorritore, dopo aver tentato inutilmente di raggiungere la barca, finisce per annaspare e perde la vita. Leggo notizie simili almeno due o tre volte ogni estate».
Le vittime sono molto spesso turisti che noleggiano barche senza conducente e che non hanno una conoscenza approfondita del lago e dei suoi pericoli.
«Occorre prevenire una volta per tutte queste tragedie – insiste Ausenda – L’ostello di Menaggio dispone di un servizio di noleggio kayak e fin dall’inizio ci siamo imposti rigide regole di sicurezza, anche se non previste da obblighi ufficiali, che hanno sempre funzionato: niente noleggio in presenza di previsioni di maltempo e obbligo di non allontanarsi oltre 50 metri dalla riva».
«Alla luce del ripetersi costante di queste tragedie – aggiunge Fabio Ausenda – mi chiedo perché non venga emanata un’ordinanza che imponga di adottare misure di sicurezza analoghe, con obbligo, per chi fa il bagno lontano dalla barca, di utilizzare un giubbotto salvagente o una cintura di salvataggio collegata alla barca tramite una cima galleggiante. Mi auguro sinceramente - conclude - che l’Autorità di Bacino e gli enti competenti possano adottare al più presto misure concrete nei confronti dei noleggiatori».
La replica
Il presidente dell’Autorità di bacino del Lario, Luigi Lusardi, non è però d’accordo con la proposta: «È vero – risponde – che i drammi riguardano per lo più persone straniere, che evidentemente non conoscono e sottovalutano i rischi del lago, ma allora diventa necessario fare informazione e prevenzione, non vincolare tutti a tuffarsi con addosso un salvagente, che equivale a proibire i tuffi».
«Quest’anno abbiamo avviato un’iniziativa di educazione al lago e al suo corretto uso per i bambini, che intendiamo portare avanti – sottolinea ancora il presidente dell’Autorità di bacino – Un vademecum potrebbe essere consegnato anche ai turisti che affittano imbarcazioni, ma senza condizionamenti su tuffi e bagno».
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