Francesco Roncoroni, le indagini sulla dinamica del tragico incidente
Sabato in valle Divedro la Range Rover sulla quale il giovane di Uggiate viaggiava, insieme ad altri cinque amici a bordo, ha perso il controllo, è uscita di strada, ha sfondato il guard rail, è precipitata per alcuni metri lungo la scarpata es’è adagiata contro un’abitazione
Uggiate con Ronago
Gli agenti della Sezione di Verbania della Polizia Stradale da domenica sono al lavoro, coordinati dalla Procura della Repubblica che ha disposto accertamenti sulle cause e la dinamica dell’incidente stradale costato la vita sabato a Francesco Roncoroni, 30 anni. La Range Rover sulla quale viaggiava a fianco del conducente, altri cinque amici a bordo, ha perso il controllo, è uscita di strada, ha sfondato il guard rail, è precipitata per alcuni metri lungo la scarpata,s’è adagiata contro un’abitazione. Un impatto fatale per Francesco; gli altri passeggeri hanno riportato ferite, medicate nell’ospedale di Verbania, ma nessuna di grave entità. Tornavano da una giornata sugli sci a San Domenico, in valle Divedro, provincia di Verbania: se l’erano concessa come regalo per i 30 anni di Francesco, compiuti il 9 marzo.
Erano partiti da Uggiate, il paese di residenza per tutti, con due auto. Ma poiché la Range Rover è un auto “blindata” per la sicurezza, a trazione quattro per quattro, tutta elettronica, nell’ultimo tratto, si erano serviti tutti di quest’ultima. Una garanzia in più, il conducente che guida camion e ruspe per lavoro. Ma il destino li aspettava lungo la strada del ritorno a casa, a Gebbo, sotto una fitta nevicata che ha complicato le manovre di soccorso. « Una tragica fatalità », dice la gente che si reca in casa Roncoroni, abbraccia la mamma Nicoletta, il papà Gianni ed ha assistito all’abbraccio tra le famiglie di Francesco e dell’amico alla guida. Tanti giovani si soffermano nella “Curt dal straluss”, la corte così chiamata dal soprannome del bisnonno, fulmineo nell’attività da contadino. Stanno immersi nei loro pensieri, si tengono per mano, come Francesco che ha tenuto per mano i “nonnini e le nonnine” della Rsa Fatebenefratelli di Solbiate e della Rsa di Olgiate, prima che il Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese lo chiamasse per dedicarlo ai bambini della Casa di Paolo e Piera.
«I nonnini e le nonnine si erano tanto affezionati a lui da chiedere videochiamate quando andò in ferie negli Stati Uniti. Fateci vedere Francesco, dicevano e che torni presto a giocare con noi », ricordano affranti colleghi e colleghe. Operatore sociosanitario, il suo ruolo professionale. « Non era un lavoro, per lui – sottolineano - Era un modo per diffondere amore». Come se in trent’anni, dovesse dispensare tutto l’amore che un essere umano dispensa in una vita. « Ai genitori, vorrei dire che Francesco era un ragazzo d’oro. Ha moltiplicato le doti e i valori che loro gli hanno trasmesso », dice, accorato, Andrea Catelli, direttore del Consorzio. Tutti gli operatori, il Consiglio d’amministrazione e i genitori condividono il compianto. « Avreste dovuto vederlo con i bambini – prosegue il direttore – Nessuno sollecito, premuroso ed attento come lui, ma nella gioia. Mai un momento cupo ». Ogni tanto chiedeva: « Sarò all’altezza per questi bambini? » e dovevano rassicurarlo. « Che cosa vuoi fare di più? ». Francesco, dicono, l’amore diventato Infinito.
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