La tragica morte di Francesco Roncoroni: grande dolore a Uggiate nella “Curt dal stralusc”

Il giovane trentenne ha perso la vita sabato pomeriggio in un grave incidente stradale in Piemone. Il papà Gianni: «Ero inquieto, me lo sentivo»

Uggiate

La “Curt dal stralusc”, la corte dei lampi, viene chiamato il cortile in centro ad Uggiate dove abita la famiglia di Francesco Roncoroni, il giovane trentenne morto tragicamente sabato pomeriggio in un incidente stradale sulle montagne piemontesi, a Varzo, nella provincia Verbano-Cusio-Ossola. Feriti il fratello Daniele, la fidanzata Camilla e due amici a bordo dell’auto di Francesco, tutti giovani di età compresa tra i 25 e i trent’anni.

Un bisnonno di Federico era soprannominato “ul stralusc”: contadino, come un lampo si alzava di notte, andava per qualche faccenda, e come un lampo tornava a casa. E come fulmini, si sono abbattuti su Uggiate il compianto per Francesco e l’abbraccio alla sua famiglia: una famiglia uggiatese storica e benvoluta.

Il papà, Gianni, è stato infermiere per 43 anni in pneumologia all’ospedale Sant’Anna, lavoro e cuore come la mamma Nicoletta e nel figlio sono evidenti le loro tracce. Diplomato all’istituto magistrale, conclusi i corsi professionali, Francesco ha scelto gli altri, le persone da curare con la competenza specialistica, con l’umanità e con l’ardore della gioventù, operatore socio - sanitario dapprima nella Rsa Fatebenefratelli di Solbiate con Cagno e poi nella “Casa di Paolo e Piera” ad Olgiate Comasco, tra i bambini in difficoltà.

La mamma Nicoletta guarda le fotografie: il figlio ha sempre le braccia spalancate per accogliere, per abbracciare, per scambiarsi il bene. Abbracci che adesso tante persone ricambiano, muti di parole.

È un afflusso continuo, in casa Roncoroni: arrivano il sindaco Ermes Tettamanti, gli assessori Aurelia Bizzanelli e Vittore Varsalona, i dirigenti della Ciclistica Remo Calzolari di Faloppio in cui Francesco era cresciuto (il fratello Daniele è stato pure allenatore, come ricorda Barbara Moretti una dei dirigenti), i soci di tanti gruppi, parrocchiani ed esponenti della società civile.

Fuori, soffia un vento gelido, scende dalle montagne bianche di neve, ci sono le bancarelle delle associazioni e c’è un senso di sgomento per una vita che se n’è andata, la giovane vita di un ragazzo radioso e sensibile, lo descrivono. In casa, una pianta fiorita: l’ultimo regalo di Francesco per la sua mamma; un dono che parla di lui, del suo amore per gli altri, per le cose belle come la musica, per la sua Camilla.

« Me lo sentivo – dice papà Gianni – avevo dentro come un’inquietudine. L’altra sera, ha fatto una festa per il suo compleanno: sono andato a raccomandargli di abbassare la musica: “La gente dorme”. E gli avevo anche chiesto se proprio doveva andare a sciare, con il maltempo. Libero e responsabile, ma io ero in apprensione e turbato».

L’ultima sciata e poi sarà primavera, avranno pensato i ragazzi. Francesco è nella sua eterna primavera.

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