I comaschi di domani
preparano la fuga

La città lariana tra i capoluoghi di provincia inclusi nell’indagine della Fondazione Visentini. Il lavoro preoccupa i ragazzi più dell’ambiente, per questo puntano ad andare all’estero. Uno su cinque fatica anche a gestire le emozioni

Anche quest’anno l’Osservatorio Politiche Giovanili, curato dalla Fondazione Bruno Visentini, si appresta a rilasciare i dati dell’indagine sul futuro dei giovani, realizzata conducendo oltre 13.500 interviste a studenti e studentesse iscritte alle scuole superiori nell’anno scolastico 2022-2023. I dati si riferiscono a tutto il Paese ma, per la prima volta, sono stati condotti dei focus su alcune città campione in rappresentanza delle variegate condizioni territoriali in cui i giovani studiano.

Tra le città metropolitane Torino a Nord e Bari a Sud. Tra le città capoluogo, in Piemonte: Novara, Cuneo, Alessandria e Savona; in Lombardia: Bergamo e Como, nel Triveneto: Vicenza, Padova, Vicenza e Treviso.

Una occasione, dunque, per accendere i riflettori sulla città lariana anche se, occorre dirlo, il campione degli studenti intervistati negli istituti comaschi rappresenta solo lo spaccato dei percorsi Professionali e Tecnici, non avendo la grande maggioranza dei licei, a differenza delle altre città campione, ritenuto di aderire a questa iniziativa che ha lo scopo di studiare gli emergenti problemi dei nostri giovani, come la migrazione all’estero (senza ritorno), le nuove paure (lavoro, sicurezza, ambiente) e l’isolamento volontario. Dati che vengono successivamente elaborati e divulgati presso la comunità scientifica, i media e le istituzioni.

Destinazione Spagna

In merito al fenomeno della migrazione all’estero, detto anche del “brain drain” (la fuga dei cervelli che impoverisce il paese natale) si scopre che solo tre studenti comaschi su dieci intervistati aspira a trovare una opportunità di lavoro in città (la media nazionale è però peggiore e si ferma al 22,8%), mentre quattro su dieci addirittura desiderano andare all’estero (il dato nazionale è per contro migliore, fermo al 31%). Tra le mete più ambite dagli studenti e studentesse di Como, nel continente europeo prevalgono la Spagna e Gran Bretagna e, fuori continente, gli Stati Uniti. A sorpresa non gettonata la Svizzera, in coda alle scelte e dietro a Francia e Germania.

Complice la attuale incerta congiuntura, tra le preoccupazioni per il proprio futuro diventa sempre maggiore quella di trovare una occupazione. Preoccupazione che da qualche anno ha preso il posto dei timori legati ai mutamenti climatici e all’impatto dell’inquinamento sull’ambiente (la eco-ansia).

Un accenno particolare merita l’ultimo aspetto, quello dell’isolamento percepito dai giovani, che benché iperconnessi, faticano sempre più a relazionarsi con i loro coetanei, con gli altri componenti della famiglia (a onore del vero sono sempre più i figli unici) e con le strutture scolastiche. La formazione a distanza imposta dalla pandemia non ha dunque fatto che accelerare un processo in atto da tempo e che colpisce i giovani e giovanissimi, sino a sfociare nell’emergente fenomeno detto Hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte” e che viene utilizzato per indicare chi (normalmente giovani tra i 14 e i 30 anni) decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, alle volte anni. Rinchiusi nella propria abitazione, gli Hikicomori evitano qualunque tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta anche con i familiari. L’omonima associazione italiana stima che vi siano 100.000 individui affetti da questo disturbo nel nostro paese.

Fragilità emotiva

I giovani intervistati comaschi, rigorosamente anonimi, per il 26,1% ammette di essersi sentito solo o isolato negli ultimi mesi; il 23,4% non si sente mai al sicuro e a suo agio quando deve chiedere aiuto, il 13,7%, nell’esprimere i suoi pensieri emozioni. Un terzo di loro non si sente sufficientemente informato sul benessere mentale e sul modo di farsi aiutare in caso di bisogno. Una condizione di fragilità che colpisce quindi circa 1 su 5 degli studenti intervistati e che, se non adeguatamente e preventivamente risolta potrebbe condurre a rilevare la sintomatologia del fenomeno appena descritto. Vero è che questi dati sono in linea con la media delle città capoluogo esaminate e generalizzato nei vari percorsi scolastici indagati, ma il problema non è da sottovalutare.

Le suggestioni che emergono da questa analisi, sia pure incompleta e non esaustiva (mancando gli studenti liceali) , conducono ad allargare l’orizzonte di una città sicuramente sempre più attraente per i turisti ma forse ancora non abbastanza desiderabile per i suoi giovani cittadini.

Il rischio, in questi casi, è quello di etero decidere il futuro dei giovani cittadini. In altre parole, gli adulti finiscono per guardare l’orizzonte dei figli con i propri occhi e non con quelli di questi ultimi; gli amministratori con quelli dei loro elettori (in maggioranza over 35).

In un paese, dunque, ancora pensato da e per gli “anziani” (abbiamo l’età media più elevata d’Europa) la Commissione europea e l’Ocse invitano in particolare l’Italia a dare sempre più voce ai giovani, introducendo strumenti democratici partecipativi e la valutazione di impatto generazionale di tutte le politiche pubbliche attuate a livello nazionale e a livello locale. Queste ultime votate a ridurre il divario generazionale che oppone i giovani dei primi anni duemila. Per fare un esemplificazione di questo divario, i ventenni alle porte della crisi finanziaria del 2007 per raggiungere la vita autonoma dovevano superare ostacoli alti un metro, quelli di oggi ostacoli tra 1,3 e 1,4 metri. Chi non ci riesce resta al di qua del muro: i Neet (giovani che non studiano, non sono in formazione e non lavorano), gli espatriati (che cercano fortuna altrove), i giovani lavoratori in nero, le leve della criminalità ( per diventare autonomo scelgo la scorciatoia).

Sul primo versante il Comune di Como si accinge a varare un nuovo regolamento sulle pratiche partecipative e dunque sarebbe auspicabile che in esso vengano previsti anche forme di ascolto e intervento dei giovani. Sul secondo versante le promettenti iniziative, già in essere nella Città di Parma e Bologna, potrebbero rappresentare un buon apripista anche per il capoluogo in riva al Lario e per la propria programmazione triennale (il Documento Unico di Programmazione-DUP, nds) che consenta, per ogni ambito di intervento municipale previsto, di monitorare il reale impatto sui giovani cittadini e le loro prospettive degli investimenti pubblici, affinché non solo si “sentano a casa”, ma vogliano anche restarci per costruire il proprio futuro che è poi quello della collettività che vi abita e opera.

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