Il futuro dell’uomo: la salvezza
nei libri
In occasione della Giornata mondiale del libro dedichiamo un numero monografico de “L’Ordine” alla lettura e alla scrittura e presentiamo per la prima volta ai lettori italiani una riflessione di Thomas Mann su questo tema
Lo spirito umano è profondamente scosso e turbato dalla crisi della quale ci è toccato essere testimoni nel tempo della nostra vita. Si tratta forse della crisi più ampia ed estesa nell’intera storia dell’umanità: una crisi che con ogni probabilità ha in serbo sofferenze, rovine, scossoni e sommovimenti ancora più terribili di quelli che già ci sono stati riservati.
Il pensiero si sforza di comprendere la situazione, di analizzarla, spiegarla, circoscriverne i tratti essenziali, indicare i mezzi e i modi per giungere a una soluzione e quindi a una salvezza. Comunque si presenti, con accenti febbrili oppure più meditati, lo sforzo del pensiero è universale e coinvolge la sfera della più alta erudizione e pratica filosofica, ma si spinge anche nelle bassure di faticose goffaggini e apocalittiche elucubrazioni.
Tra natura e spirito
Dicendo questo, mi riferisco a numerosi manoscritti che mi sono capitati sotto gli occhi e non verranno mai stampati, perché non soddisfano i criteri che giustificano una pubblicazione, eppure forniscono una testimonianza non meno toccante della generale preoccupazione nei confronti del destino dell’uomo, quella stessa preoccupazione che si può ricavare dalla lettura di opere che nascono da una precisa competenza e hanno il diritto di rivolgersi all’opinione pubblica sotto forma di libri stampati.
Il destino dell’uomo. Tale è la questione, e lo sappiamo tutti. Tutto ciò che la nostra epoca produce in termini di creazione schiettamente poetica, critica culturale e valutazione filosofica della storia non affonda le proprie radici in problemi e difficoltà individuali, nazionali e particolari, perché non può prescindere dalla questione relativa all’essere umano, il suo mistero, il suo destino, la sua posizione nell’universo, la sua precaria esistenza di essere che appartiene certo alla natura animale, ma è anche legato allo spirito. Le narrazioni mitiche dei nostri giorni, quali ad esempio quelle di Joyce e Broch, rivelano una simile preoccupazione in misura non minore rispetto a opere come “La natura e il destino dell’uomo” di Reinhold Niebuhr e “L’uomo misura di tutte le cose - Un nuovo approccio alla storia” di Erich Kahler.
Mai come oggi, forse, la questione dell’uomo, del problema umano nella sua totalità, si è presentata con tale urgenza allo sguardo di chiunque si senta responsabilmente chiamato ad affrontarla. La nostra esperienza ci insegna infatti che il dato umano è sempre presente sulla Terra come una totalità, in tutti i suoi stadi e gradazioni, in una maniera in un certo senso sottratta alla dimensione del tempo.
Crisi del progresso
L’idea del progresso storico è stata corretta dalla consapevolezza della costante presenza di tutto accanto a tutto: ciò che è antico, antichissimo, primitivo, ancestrale, estremamente infimo e inquietante, se considerato dal punto di vista della cultura e della civiltà, continua pur tuttavia ad esistere accanto a ciò che vi è di maggiormente evoluto e avanzato. Come un anacronismo, certo, ma non nel senso di opposto al tempo o fuori dal tempo, quanto piuttosto in una dimensione priva di tempo, che esiste a prescindere dal tempo e che, così ci sembra, in virtù di un’antica forza condiziona gli eventi in misura ben maggiore rispetto ai lumi della ragione e al sapere.
Questa compresenza di tutto accanto a tutto, che senza dubbio è l’esperienza di fondo di questa nostra epoca, conferisce al nostro rapporto con l’umanità e il suo futuro una stranissima screziatura di dubbio e insieme di dignitosa speranza. L’illusione della fiducia umanistica nel progresso, secondo la quale l’umanità sarebbe uscita da talune strettoie, si è rivelata come tale: un’illusione. No, l’umanità non è uscita da alcuna strettoia. Abbiamo visto coi nostri occhi l’istinto, le pulsioni più basse e primitive, la crudeltà, il cieco desiderio di potere, la più stolida superstizione e il richiamo a una dimensione pre-religiosa e mitologica celebrare le proprie feste di sangue, in un’iterazione orgiastica, senza la benché minima autocritica, nella più totale stupidità. Lo spirito evoluto, al cospetto della dimostrazione di questa simultaneità, non deve perdersi d’animo, ma anzi deve dotarsi di una certa qual durezza filosofica, senza tuttavia rinunciare né alla propria distinzione, né al proprio orgoglio, e nemmeno alla simpatia per l’umano, alla propria fiducia e alla propria volontà.
Depositari della dignità
Il dato spirituale e la bontà continuano ad esistere accanto al cieco istinto, la libertà accanto al mero interesse, la lucida volontà accanto alle più abiette pulsioni. Il concreto tramite di questo pensiero – un pensiero libero e animato di buone intenzioni, senza dubbio impotente, ma intimamente e pazientemente consacrato all’uomo – rimane il libro. Beninteso: il buon libro, che si sforza di trasmettere conoscenza e intende indicare un percorso in una maniera il più possibile ragionevole. Si può positivamente affermare che al momento non c’è penuria di libri del genere. La tensione spirituale di questa epoca verso la giustizia, l’assennatezza e una possibile via d’uscita è commisurata ai problemi e alle difficoltà. È una tensione che si traduce in uno sforzo imponente e toccante. Ovunque nel mondo ci si sforza di articolare pensieri, di metterli per iscritto e stamparli […].
È assolutamente possibile che l’umanità si getti stoltamente e a rotta di collo nelle fauci del male. Forse non ne morirà, ma dovrà pagare il prezzo di nuove e ancora inimmaginabili catastrofi. Però non potrà dire che nessuno l’aveva messa in guardia. È una magra consolazione, certo, ma rimarrà comunque una consolazione constatare che tutto era stato detto, che c’erano stati singoli individui che avevano impegnato i propri pensieri, le proprie parole e la propria volontà per indicare la via verso il Bene e la Ragione. I libri ne forniranno la testimonianza. Desidero quindi attribuire ai buoni libri la definizione che meritano. Li definirò i “depositari della dignità umana” (5 dicembre 1945).
Titolo originale: “Einleitung für die Christmas Book Section der Chicago Daily News (1945) - Traduzione dal tedesco di Mattia Mantovani - Tratto da: “Weihnachten mit Thomas Mann”, Fischer Verlag GmbH, Frankfurt am Main 2009
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