Spluga passo d’autore

Numero da collezione de “L’Ordine” dedicato agli autori del Grand Tour nel bicentenario della nuova strada alpina

Spluga passo d’autore
La dogana di Monte Spluga, frazione di Madesimo, dal volume “Viaggio pittorico e storico al Monte Spluga” di Friedrich Lose (1824), Muvis, Campodolcino

«Il corriere di Lindò va e viene quando può» si diceva a Milano alcuni secoli fa. Il servizio che collegava la cittadina tedesca di Lindau con il capoluogo lombardo entrò in azione esattamente 700 anni fa, nel 1322, e fu il primo a utilizzare il passo dello Spluga come porta d’accesso prediletta all’Italia per chi proveniva dal Centro e Nord Europa. L’obiettivo era quello di favorire i commerci, ché ancora l’idea del Grand Tour era di là da venire: l’avrebbe lanciata nel 1670 il prete-viaggiatore inglese Richard Lessels e si sarebbe affermata come una moda solo tra la seconda metà del Settecento e il secolo successivo, come abbiamo più volte raccontato su “L’Ordine”.

Se oggi dedichiamo un numero monografico del nostro supplemento ai grandi viaggiatori che hanno visitato la Valchiavenna, la Valtellina e il lago di Como provenendo dallo Spluga, il motivo principale non è però l’anniversario del Corriere di Lindau, che pure lo meriterebbe perché fu una forma di eroismo dei trasporti su un tracciato che in alcune stagioni dell’anno era più adatto ai lupi che ai cavalli, bensì il bicentenario della nuova strada realizzata sotto la direzione dell’ingegner Carlo Donegani tra il 1818 e il 1822. Assieme alla Lecco-Colico, costruita sempre da Donegani tra il 1825 e il 1831, rese lo Spluga più competitivo rispetto a passi come il Brennero che fino a quel momento gli erano stati preferiti.

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