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Mercoledì 11 Febbraio 2026
Boom di pillole per la dieta: «Attenzione agli abusi»
Intervista La dottoressa Olga Eugenia Disoteo: «Semaglutide e Tirzepatide sono strumenti terapeutici efficaci sotto controllo medico, ma non scorciatoie estetiche»
La rapida diffusione di alcuni farmaci per dimagrire ha aperto il dibattito tra reali benefici e possibili effetti negativi, anche alla luce di un aumento di persone che utilizzano queste molecole senza che ci sia un’indicazione precisa. Abbiamo chiesto a Olga Eugenia Disoteo, direttore FF della struttura complessa di Endocrinologia, diabetologia, dietetica e nutrizione clinica di Asst Lariana, di aiutarci a fare chiarezza.
Dottoressa ci aiuta a capire quali sono i farmaci per perdere peso oggi in commercio in Italia?
I principali farmaci per la perdita di peso oggi in commercio in Italia includono Semaglutide, Tirzepatide, oltre a Naltrexone/Bupropione e Orlistat. I meccanismi di azione sono diversi tra le varie molecole, alcune agiscono riducendo la fame, altre riducendo l’assorbimento di alcuni nutrienti. Tutte, con potenza diversa, possono influenzare i parametri metabolici. Alcune molecole hanno dimostrato di ridurre il rischio cardiovascolare, aumentato nelle persone con obesità.
Ma uno vale l’altro o ci sono indicazioni precise?
Semaglutide è autorizzato per la gestione del peso nelle persone con obesità, ai dosaggi attualmente disponibili può indurre un calo ponderale fino al 20% del peso corporeo. Mima l’azione di un ormone prodotto fisiologicamente a livello intestinale il GLP-1, riduce la fame, determina senso di sazietà precoce e rallenta lo svuotamento gastrico. Tirzepatide è un doppio agonista del recettore per gli ormoni Glp1 e Gip, Il Gip è anch’esso un ormone prodotto a livello intestinale che agisce sull’appetito. Tirzepatide ha indicazione al trattamento dell’obesità, offre un ottimo effetto sulla riduzione del peso corporeo attraverso meccanismi simili, potenziati dalla doppia azione mimetica dei due analoghi ormonali.
Gli altri?
Naltrexone/Bupoprione è una combinazione di due farmaci che agisce sul sistema nervoso centrale per ridurre l’appetito e la gratificazione legata al cibo, facilitando l’adesione alla dieta. Orlistat, infine, agisce inibendo l’assorbimento dei grassi ed è disponibile in alcune formulazioni anche senza ricetta, sebbene richieda comunque supervisione medica per l’interferenza sull’assorbimento di alcuni nutrienti.
Chi dovrebbe utilizzare questi farmaci? E chi dovrebbe prescriverli?
Questi farmaci non sono scorciatoie estetiche, ma trattamenti indicati per chi non ottiene risultati duraturi solo con dieta e stile di vita, e che siano in sovrappeso, con BMI maggiore di 27 kg/m2, con complicanze cardiovascolari, ipertensione arteriosa, dislipidemia, apnee notturne o con obesità (Bmi maggiore di 30kg/m2), Vanno assunti esclusivamente sotto controllo medico specialistico (endocrinologo, dietologo, cardiologo per lo più) e/o del medico di famiglia.
Sono necessari degli accertamenti prima di poterli utilizzare?
Una valutazione medica approfondita prima di iniziare qualsiasi trattamento per l’obesità, sia dieta che farmaco, è indispensabile, così come specifici accertamenti per garantire l’efficacia e la sicurezza del trattamento. Talvolta è necessaria anche una consulenza psicologica per valutare il comportamento alimentare e essere certi che l’inserimento di una dieta, di attività fisica o di un farmaco facciano parte di un corretto approccio per quello specifico paziente. Per tale motivo un centro per il trattamento sicuro e efficace dell’obesità deve prevedere la presenza di varie figure professionali.
È vero che dopo l’interruzione dell’utilizzo il peso tende a aumentare, fino a tornare ai livelli pre trattamento?
Nessuno dei farmaci citati è una scorciatoia, sono terapie che richiedono spesso tempo per dare effetti positivi e mantenerli nel lungo periodo. Una sospensione della terapia in genere comporta il recupero del peso in tempi relativamente rapidi. È quindi indispensabile “approfittare” di queste terapie per adottare un approccio nutrizionale e comportamentale sostenibile che possa facilitare il mantenimento del calo ponderale ottenuto nel tempo con la terapia farmacologica e al tempo stesso consentire, una riduzione del trattamento farmacologico stesso.
Qualche dato?
Studi clinici e metanalisi confermano che con l’interruzione dei farmaci per l’obesità il peso tende ad aumentare rapidamente, circa 0,4 kg/mese, spesso tornando ai livelli pretrattamento. Questo perché i farmaci al momento non sono cura definitiva ma terapia di supporto, lo stesso per i benefici metabolici che tendono a svanire una volta sospesa la terapia mediamente dopo circa un anno e mezzo dalla sospensione.
Dottoressa, c’è molta attenzione sui possibili effetti avversi, oggi online si legge di tutto, dalla cecità alla pancreatite, ma cosa c’è di vero?
Con tutti questi farmaci, con entità diversa nelle varie componenti, le persone in trattamento possono manifestare nausea, diarrea, vomito e con i primi tre (Semaglutide, Tirzepatide e Naltrexone/Bupropione) una marcata riduzione dell’appetito, specialmente nelle fasi iniziali. Tali reazioni sono solitamente lievi, transitorie e si riducono con il tempo, sebbene esistano rischi rari ma gravi come pancreatiti, calcoli biliari, perdita di massa muscolare (sarcopenia), problemi renali, disturbi visivi (neurite ottica). In particolare, la presenza di fattori di rischio per pancreatite costituisce una controindicazione all’impiego di Semaglutide e Tirzepatide e comunque se dopo 4-12 settimane non si osserva una perdita di almeno il 5% del peso, la terapia va rivalutata e talvolta sospesa.
Non bisogna però sottovalutare nemmeno gli effetti positivi?
Aspetto interessante di questi farmaci, in particolare Semaglutide e Tirzepatide, è il possibile impiego in preparazione o dopo interventi di chirurgia bariatrica. Prima per indurre un iniziale calo ponderale e consentire un accesso più sicuro al trattamento chirurgico, dopo per incrementare e/o mantenere il calo ponderale indotto dall’intervento. Non bisogna sottovalutare, inoltre, la riduzione del rischio connesso alla patologia obesità, essa aumenta significativamente il rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, tumore soprattutto colon, seno, endometrio, disturbi respiratori (apnee notturne) e problemi articolari (artrosi), ma anche complicanze metaboliche, riproduttive, renali e psicologiche. L’obesità riduce l’aspettativa di vita e la qualità della vita.
È corretto dire che questi farmaci, opportunamente prescritti, hanno l’obiettivo di limitare i danni legati a patologie come l’obesità, ma che senza un’educazione alimentare e stili di vita sani, difficilmente i risultati saranno a lungo termine?
Si. L’obesità è una malattia cronica recidivante, richiede attenzione e cure per molti anni, quindi, anche la terapia può necessitare di modifiche nel tempo per adattarsi al variare dell’età e delle condizioni del paziente. I farmaci sono una grandissima opportunità che va però impiegata nei casi indicati dagli studi e dalle schede tecniche e devono essere prescritti da persone con esperienza in tale ambito.
Pensa che la comunità scientifica correrà ai ripari per interrompere l’utilizzo inopportuno di questi farmaci?
La comunità scientifica sta intensificando i controlli sull’uso dei farmaci per l’obesità, soprattutto per l’incremento di utilizzo non controllato al di fuori dei canali medici e per l’acquisto pericoloso attraverso canali non sempre controllabili. Inoltre, si discute tra esperti la necessità di strutturare protocolli per coloro che interrompono la terapia.
Cosa si sente di dire ai nostri lettori?
Non sono farmaci da banco e non sono farmaci per il fai da te, quindi, come tutte le terapie farmacologiche efficaci vanno prescritte da personale medico qualificato e monitorati con cura e attenzione nel tempo al fine di massimizzarne i vantaggi e ridurre o annullare i possibili effetti collaterali.
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