Un mese senza bere alcol: è il “Dry January”

Salute Dalla qualità del riposo alla perdita di peso, ecco tutti i vantaggi immediati e a lungo termine. Tra falsi miti sulle bevande dealcolate e rischi del consumo abituale, spesso si tratta di una dipendenza psicologica

Un mese senza bere alcolici. È questo l’obiettivo del Dry January, iniziativa nata nel 2013 nel Regno Unito e che negli ultimi anni si sta diffondendo sempre di più in tutto il mondo. Ma ha senso smettere di bere per un solo mese? E quali possono essere i benefici per la salute?

Lo abbiamo chiesto a Federica Invernizzi, epatologa responsabile dell’Unità di Epatologia Medica, coordinatrice clinica del progetto Genos, ed epatologa del Servizio Alcologia dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.

Dottoressa, si sente sempre più spesso parlare di Dry January. Cosa ci può dire su questa iniziativa?

Per comprendere il fenomeno credo sia utile spiegare quando e perché nasce questa iniziativa. L’idea, infatti, parte nel 2011 da una giovane britannica che decise di rinunciare agli alcolici per prepararsi a una maratona e che avvertì fin da subito i benefici di questa decisione. Un’esperienza personale che è diventata collettiva visto che la giovane si è unita all’organizzazione benefica Alcohol Change Uk, in prima linea nella sensibilizzazione sui danni dell’alcol.

Ma ha senso smettere di bere per un mese?

Sicuramente può essere utile come esperimento di consapevolezza. Smettere di bere per un mese, infatti, può servire ad accorgersi di quanto gli alcolici abbiano impattato sulla propria routine quotidiana.

In sostanza, quello che ci sta dicendo, è che molte persone, proprio per il fatto che il bicchiere di vino o un cocktail sono un’azione ormai abituale, spesso non si rendono nemmeno conto di quanti alcolici consumano in un mese?

Esattamente. Quante volte accade che una persona, una volta rientrata dal lavoro la sera, si versi un bicchiere di vino mentre prepara la cena. Un gesto che diventa una routine della quale ormai non ci si rende nemmeno conto. Eliminare questo gesto per un mese può aiutare a comprendere che magari quell’atto è diventato una sorta di dipendenza psicologica che aiuta a rilassarsi, ma che può portare a superare la soglia a basso rischio e far sperimentare anche inconsciamente gli effetti negativi del consumo alcolico.

Oggi sappiamo che non esiste un rischio zero per quanto riguarda il consumo di alcol?

L’alcol è una sostanza oncogenica ma molte persone continuano a sottovalutare questo aspetto. Del resto, la nostra cultura è fortemente legata alla tradizione enogastronomica, quindi, è normale che ci sia un consumo occasionale di vino nella popolazione adulta, ma non dovrebbe essere un’abitudine.

Ma quali sono i reali benefici del ridurre o eliminare gli alcolici?

Dobbiamo distinguere tra due tipologie di consumo perché dobbiamo ricordare che ci sono persone che hanno un disturbo da uso di alcol (che è una malattia) e persone che, invece, bevono alcolici di frequente ma senza che questo sia una dipendenza psico-fisica. Se parliamo di una persona che ha un disturbo da uso di alcol allora è molto importante che la sospensione dal bere sia fatta sotto stretto controllo medico, in quanto la sospensione acuta senza assistenza farmacologica all’inizio potrebbe essere addirittura dannosa, cioè si può verificare un effetto acuto di astinenza molto grave.

Per chi, invece, consuma alcolici ma nella soglia a basso rischio o che la supera di poco?

Una persona che ha un consumo alcolico moderato può benissimo smettere dall’oggi al domani e i benefici sono sia acuti che a lungo termine. I benefici acuti di solito si vedono soprattutto sul sonno, in quanto c’è un immediato miglioramento della qualità del sonno stesso. Questo perché l’alcol è vero che in un primo momento rilassa, ma interferisce sulle fasi del sonno. Altri benefici a breve termine sono: una migliore concentrazione, più energia, la riduzione del gonfiore addominale, un calo del peso e un miglioramento della digestione.

E quelli a lungo termine?

Ridurre il rischio di sviluppare patologie tumorali alcol correlate come il tumore del tratto gastroenterico (quindi esofago, stomaco e colon-retto), ma anche il tumore al fegato e, nelle donne, quello alla mammella. C’è anche un miglioramento sulla salute del fegato, ovviamente se non c’è un danno irreversibile, in quanto il fegato ha la capacità di rigenerarsi. Altri effetti benefici si hanno sull’apparato cardiovascolare, sul sistema nervoso sia centrale che periferico e sul metabolismo, quindi, un miglior controllo del peso, del metabolismo degli zuccheri e dei grassi. Si riduce anche l’infiammazione sistemica. È chiaro che, se questa iniziativa non si limita a un solo mese dell’anno, i benefici sono molteplici.

Ma è vero che, quando non si assumono alcolici per molto tempo e poi si torna a bere, questo ritorno si fa sentire? È il fegato che comunica qualcosa?

È vero, ma non è il fegato a farsi sentire ma il cervello. Dobbiamo tenere presente che l’Oms annovera l’alcol tra le sostanze psicoattive (ovvero droghe), in quanto agisce direttamente sul sistema nervoso centrale, altera attenzione, coordinazione, giudizio e può indurre dipendenza. Ecco perché ci sono, ad esempio, delle limitazioni alla guida così stringenti. Quando si smette di bere per lungo tempo, si perde la tolleranza all’alcol e, alla ripresa, l’effetto sul sistema nervoso centrale è più intenso, con una sensazione di maggiore “stanchezza” o malessere il giorno successivo.

Quindi ne risente nuovamente anche il sonno?

Si per lo stesso effetto per il quale tra i primi benefici dello smettere di bere c’è proprio un miglioramento della qualità del sonno, allo stesso tempo la reintroduzione degli alcolici porta a difficoltà a dormire, a un sonno interrotto, meno profondo e agitato, che è proprio tipico e che fa capire quanto impatta l’alcol sul cervello.

Negli ultimi anni si parla di un’inversione di tendenza dei giovanissimi che avrebbero sostituito l’aperitivo con merende e colazioni, proprio per evitare il consumo di alcolici. Di contro però i dati relativi al consumo di alcol tra i ragazzi sono tutt’altro che incoraggianti?

Questa inversione di tendenza dei giovanissimi si legge molto sui social network, quindi, è difficile dire quanto sia reale o quanto sia un’immagine che questi canali vogliono dare. I dati Istat ci dicono qualcosa di ben diverso e riportano che il consumo alcolico in Italia inizia addirittura a partire dagli 11 anni. Questo consumo, inoltre, è spesso simile a quello dei paesi anglosassoni con le abbuffate alcoliche. Credo che nei ragazzi il problema dell’alcol sia ancora importante e pericoloso dato che si tratta di una fascia di età in cui il cervello non è ancora pronto per affrontare il consumo, perché da un lato si sta ancora formando e quindi il consumo alcolico lo danneggia, dall’altro proprio non capisce cosa vuol dire bere con moderazione, nessun adolescente comprende realmente il pericolo.

Parlare di Dry January ai ragazzi quindi non ha senso?

Esattamente, questa iniziativa può essere una presa di coscienza negli adulti, ma nei ragazzi il consumo di alcool andrebbe evitato sempre quindi servono altre modalità di comunicazione e non è facile raggiungere questo obiettivo.

Infine, una domanda su birre e cocktail alcol zero e vini dealcolati che sono sempre più diffusi. Possono essere una buona alternativa?

Possono essere una buona alternativa ma non è detto che siano per forza salutari. Molti cocktail analcolici, infatti, sono ricchi di zuccheri, quindi, vanno comunque consumati con moderazione per scongiurare danni metabolici. Diverso, invece, è il caso di alcune bevande “alcol free”, come un gin-tonic preparato con gin analcolico ottenuto tramite rimozione dell’alcol senza aggiunta di calorie, o di un bloody mary analcolico in cui viene semplicemente eliminata la vodka.

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