Preziosi torna sulla leggenda di Messi al Como: «Fu scartato dai miei uomini, quando tornai era al Barcellona»
L’ex presidente ospite del podcast One More Time di Luca Casadei ha dichiarato: «Venne scartato a 15 anni da Gentile e da un altro signore che era il vicepresidente di allora. Dissero che era un nano e quindi non poteva giocare a pallone». Ma l’allora direttore sportivo nega tutto
Lettura 1 min.Como
Oltre 25 anni dopo la leggenda di un fantomatico provino di Messi al Como tiene ancora banco. A riportarla in auge è stato uno dei protagonisti di quella vicenda, l’ex presidente Enrico Preziosi, che ospite del podcast One More Time di Luca Casadei ha dichiarato: «Venne scartato a 15 anni da Claudio Gentile e da un altro signore che era il vicepresidente di allora. Dissero che era un nano e quindi non poteva giocare a pallone. Io ero in viaggio per Hong Kong quando lui venne in visita con suo padre. Poi tornai e non lo trovai più. L’anno dopo era a Barcellona».
Ora, di questa ricostruzione tanti elementi non tornano. Intanto, che Messi sia passato da Como a 15 anni è impossibile per una banale questione cronologica. L’argentino infatti è arrivato nelle giovanili del Barcellona nel 2000, quando di anni ne aveva 13. Inoltre, con ogni probabilità Preziosi nell’intervista ha confuso il campione del mondo Claudio Gentile con l’allora direttore sportivo della sua presidenza, vale a dire Carmine Gentile. Quest’ultimo sulla vicenda ci ha rivelato: «Non ho mai detto che Messi era un nano, per il semplice motivo che non l’ho mai visto passare da Como. Ogni vent’anni questa storia viene fuori, ma è tutto falso. Io peraltro mi sono sempre occupato della Prima squadra e non ho mai assistito a raduni di ragazzini. Se anche Messi fosse passato qui a 12 anni, prima di passare al Barcellona, mi dite chi a quell’età è alto 1.80? I bambini a 12 anni sono alti tutti uguali. Io confermo che Messi da Como non è mai passato realmente».
Nel corso dell’intervista Preziosi ha parlato anche in generale della sua presidenza dal 1997 al 2003: «Ero arrivato con la squadra in Serie C e il primo anno, dopo tanti investimenti, rischiammo addirittura la C2. Poi ho ricostruito tutto e siamo passati prima in Serie B e poi in A. Poi le complicazioni: lo stadio di Como è messo malissimo sul lago, una struttura fatiscente. Con il sindaco, mi avevano promesso una ristrutturazione che non è avvenuta. Quindi dopo la promozione in A decisi di andarmene e la città non mi ha mai perdonato questo. Ho venduto la società ad Aleardo Dall’Oglio che ne ha combinate di tutti i colori e ha riportato la squadra prima in B e poi in C. Ci voleva un capro espiatorio e quindi Preziosi è diventato il traditore che manovrava tutto da dietro. Ho dovuto accettare una condanna per bancarotta che non era stata pattuita. Avevo scritto un libro per spiegare quello che era successo con appuntamenti e registrazioni, ma non l’ho mai pubblicato».
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