Terza linea del forno Acsm        «Noi aperti ai contributi»
Il termovalorizzatore in località La Guzza

Terza linea del forno Acsm

«Noi aperti ai contributi»

I vertici della società: «Siamo solo nella fase preliminare» - Soldani: «Lavoriamo per l’ambiente. Bene il confronto con il territorio»

Como

«Si sta ragionando su un progetto preliminare e non definitivo» tiene a precisare Paolo Soldani, amministratore delegato di Acsm Agam, in merito al dibattito in corso per l’ipotesi di una terza linea del termovalorizzatore di Como destinata al trattamento dei fanghi da depurazione, stasera oggetto di una mozione del consigliere Alessandro Rapinese in consiglio comunale.

Nell’ipotesi in discussione, l’impianto potrebbe essere realizzato in località La Guzza e potrebbe entrare in funzione nel 2025 con una capacità di smaltimento di 85mila tonnellate all’anno di fanghi per una produzione di 8.500 megawattora di energia termica e 27mila megawattora di energia elettrica e un residuo di materiale di circa il 10% del totale.

Questo in estrema sintesi è il progetto preliminare ora sui tavoli per raccogliere tutti i contributi utili e se c’è un momento per parlarne, è questo. «In autunno - dice Soldani - abbiamo raccolto informazioni e spunti dagli stakeholder del territorio. Solo dopo questi momenti di confronto abbiamo attivato una fase preliminare, non obbligatoria e del tutto volontaria, di condivisione e di ascolto delle parti in causa per gli approfondimenti utili e preziosi per il successivo eventuale progetto definitivo».

Al momento non è stata attivata nessuna richiesta di autorizzazione. La commissione consiliare sta approfondendo e invierà la sua relazione alla Regione . Le istanze portate fino ad oggi riguardano la salute e l’impatto sull’ambiente dei fumi, il traffico generato dal trasporto dei fanghi, soluzioni alternative di economia circolare per lo smaltimento dei rifiuti e il residuo della combustione destinato, ad oggi, alla discarica.

«Tutti gli elementi riguardanti la salute, l’ambiente e il traffico, se la fase autorizzativa verrà attivata, saranno approfonditi come previsto nello studio di impatto ambientale - spiega Elisabetta Fasola, responsabile del termovalorizzatore di Acsm Agam Ambiente - in base a parametri definiti da Regione e dopo studi idonei per questo tipo di impianti. Per esempio sul tema della bonifica dell’area: non ci sono evidenze di contaminazione secondo le analisi già condotte nella fase di dissequestro. Verranno comunque effettuati ulteriori approfondimenti se la procedura entrerà in una fase successiva».

In primo piano la valutazione delle emissioni che, secondo le indagini preliminari dell’azienda, sono all’interno dei limiti di legge. Dal confronto pubblico è emersa la richiesta di ricorrere all’utilizzo, nell’eventuale successivo studio di impatto ambientale, dei dati di una centralina meteo gestita da Arpa.

Uno dei nodi riguarda l’approvvigionamento dell’impianto. Si stima che il sistema idrico integrato di Como, Varese, Lecco, Monza e Brianza produca all’anno oltre 100 tonnellate di fanghi, come indicato dal Piano Regionale Gestione Rifiuti. La terza linea potrebbe servire anche la provincia di Sondrio e l’impatto del traffico da indotto è previsto di 17 camion al giorno.

«Al momento tutto il materiale viaggia comunque su gomma ed è diretto in parte, quello ritenuto idoneo per l’uso in agricoltura, nel sud della Lombardia, in parte negli impianti, per esempio, di Brescia e a Milano», ricorda Soldani.

I fanghi, residuo della depurazione, sono destinati all’uso in agricoltura come fertilizzanti, controllati con analisi chimiche dai gestori e verificati da Arpa, ma una parte di materiale non supera i criteri posti dalle norme europee. Forse una migliore depurazione ridurrebbe la percentuale di rifiuti inutilizzabili, ma questa è un’altra storia. 

I fanghi con livelli di inquinanti fuori norma vanno trattati in altro modo e una delle ipotesi è di trarne biogas: «Già molti impianti di depurazione hanno al loro interno questo procedimento complementare che stabilizza il fango grazie all’azione dei batteri che producono metano e Co2 - conclude Elisabetta Fasola - ma la riduzione dei fanghi dopo questo processo anaerobico è solo del 20%. Alla fine si ottiene ancora un 80% di fango stabilizzato». La fase di riflessione prosegue e richiederà mesi di confronti e analisi.


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