Albergatori, altra beffa  «Noi in zona rossa,  ma ok viaggi all’estero»
L’ingresso di uno dei parcheggi di Malpensa

Albergatori, altra beffa

«Noi in zona rossa,

ma ok viaggi all’estero»

Fa discutere il no agli spostamenti tra regioni quando è possibile volare in vacanza negli altri Paesi. Camesasca: «Ennesimo affronto alle nostre imprese»

Gli ingredienti di questa nuova e fastidiosa polemica che corre sul filo delle vacanze di Pasqua sono un tampone negativo (in ingresso nel Paese meta delle vacanze pasquali ed al ritorno in Italia), una valigia, un’autocertificazione ed una circolare del ministero dell’Interno in cui si conferma la possibilità di andare all’estero per turismo e, per diretta conseguenza, raggiungere l’aeroporto per recarsi nei Paesi in cui è possibile arrivare.

Il paradosso

Con il paradosso che alcuni Stati sono raggiungibili dall’Italia in aereo, ma non in auto visto il divieto di spostamenti tra Regioni e addirittura tra Comuni, da dove non è consentito uscire se non per lavoro, necessità o urgenza. La prima a insorgere è stata Federalberghi.

«Gli alberghi sono fermi da mesi, a causa del divieto di spostarsi da una regione all’altra. Non comprendiamo come sia possibile autorizzare i viaggi oltreconfine e invece impedire quelli in Italia».

Il malcontento serpeggia non solo in Italia, ma anche in altri Paesi, tanto che ieri dalla Germania gli albergatori locali (chiusi fino al 18 aprile) hanno cannoneggiato contro i primi sessanta aerei di connazionali che hanno raggiunto Maiorca, con altri 70 in partenza. E una notizia di tale portata non poteva lasciare indifferenti anche gli albergatori comaschi, tenendo conto che il turismo rappresenta il 12% del Pil del Paese.

«Lo ritengo - così di primo acchito - un ulteriore affronto al turismo italiano e non solo quello comasco - conferma Andrea Camesasca, vicepresidente dell’Associazione albergatori di Confcommercio -. Per anni, il turismo è stato definito il “petrolio” dell’Italia. Onestamente è una situazione talmente complessa, che rincorrere le notizie che rimbalzano da ogni dove è un qualcosa che non mi appassiona ormai più di tanto. Voglio andare anche oltre però. E cioè che il pubblico - appurato che non sa occuparsi della promozione turistica - cominciasse almeno a dar corso alle opere, intese come infrastrutture».

«Cito per il nostro territorio - continua Camesasca - tutto il discorso relativo alla Lecco-Como, la Tremezzina con tutto l’iter e le problematiche di questi anni, la Navigazione con i battelli alla sera dopo una certa ora off-limits. Vedo che si muove poco o nulla. E ne approfitto per lanciare un messaggio: iniziamo a credere nel turismo, che significa fare le opere indispensabili, non disperdere risorse nella promozione, sostenere il settore e i suoi operatori. E qui apro una parentesi. Un ragazzo che termina gli studi di Scienze del Turismo è meno tutelato di qualsivoglia dipendente pubblico. E’ giusto, mi chiedo, che un laureato in Scienze del Turismo non percepisca una minima cassa integrazione e per contro un dipendente pubblico abbia tutte le garanzie? E ancora: un lavoratore stagionale del turismo, in queste condizioni, di cosa campa? Questo significa sostenere il turismo». Anche Alberto Cetti, presidente dell’Associazione Turistica Tremezzina, legge il via libera alle vacanze all’estero come un messaggio sbagliato «non tanto nei contenuti, perché chi ospita turisti evidentemente ha la possibilità di farlo quanto nel concetto che sta alla base di questa decisione e cioè che noi siamo chiusi e in piena zona rossa per tentare di arginare i contagi e attraverso gli aeroporti si viaggia liberamente».

Speranze estive

«Ci sono stati chiesti sacrifici anzi enormi sacrifici, sperando in un cambio di passo della campagna vaccinale. Sarà per noi la seconda Pasqua con le strutture chiuse e poi si legge di circolari che autorizzano ad andare negli aeroporti - sottolinea Alberto Cetti -. Francamente è persino difficile trovare le parole per commentare certe notizie, ma ho visto che anche in Germania gli albergatori sono piuttosto indispettiti dall’esodo verso la Spagna. Guardiamo al 30 confidando che almeno da giugno a settembre si possa lavorare a pieno regime».


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