L’autotrasporto
resta senza autisti
Il 46% è over 50

Il settore deve fronteggiare il caro carburante e soffre la carenza di giovani interessati a questa attività. Pittorelli (Bianchi Group): «Servono incentivi e sgravi per le abilitazioni»

L’autotrasporto resta senza autisti Il 46% è over 50
L’autotrasporto soffre l’esiguità dei nuovi ingressi nelle aziende

«La problematica nel reperire autisti qualificati di mezzi pesanti è emersa ora in tutta la sua gravità. Ogni anno sono parecchie migliaia i conducenti a cessare l’attività per pensionamento o cambio di lavoro: un fenomeno che non sarà accompagnato da un sufficiente ricambio generazionale» afferma Mario Pittorelli, presidente delle società italiane del gruppo Bianchi, di fronte all’emergenza della carenza di autisti per i trasporti merci sulle tratte a lunga percorrenza, quelle che richiedono più ore e giorni consecutivi di lavoro. Un allarme che è stato segnalato già da metà 2021, complice la paralisi causata da pandemia e quarantene. Ma il fenomeno non è transitorio: ha degli elementi che lo rendono strutturale, tra questi l’età media degli autisti. In Italia su circa 1,2 milioni di titolari di patente E, il 46% ha superato i 50 anni e solo il 18% ha un’età inferiore ai 40 anni.

Le motivazioni

«I giovani da tempo non trovano più attrattiva la professione di conducente di mezzi pesanti. Alcuni dei motivi sono sicuramente l’aumento dei tempi di attesa al carico e scarico, gli incolonnamenti lungo le autostrade causati anche dai numerosi cantieri e i tempi di consegna sempre più stretti che richiedono ritmi di lavoro serrati - spiega le ragioni del fenomeno Mario Pittorelli - le possibili soluzioni a questi problemi potrebbero essere il contenimento dei costi e tempi dei titoli necessari alla guida dei veicoli pesanti, la revisione degli obblighi formativi e incentivi per qualificare lavoratori, anche disoccupati o coinvolti in situazioni di crisi aziendali di altri settori, da ricollocare nel settore del trasporto merci».

Senza correttivi immediati il rischio concreto è quello di provocare il  blocco delle attività economiche con conseguente interruzione della catena distributiva che causerebbe enormi danni all’economia del Paese. In Europa si stanno attuando delle politiche di formazione dei cittadini di origine straniera nei settori che soffrono maggiormente di carenza di manodopera e questa politica viene svolta anche nei luoghi d’origine dei futuri immigrati.

«Il caro carburanti, la carenza di autisti e il rinnovo delle flotte per dare un concreto apporto alla politica ambientale, sono tre problemi per la cui soluzione occorre un sostegno da parte delle istituzioni - è la sintesi di Pittorelli - Bianchi Group ha adottato la strategia di adeguare gli stipendi degli autisti a un livello superiore alla media del mercato, consolidando il rapporto con i collaboratori e utilizzando per alcune linee vettori dell’Est Europa».

In questo contesto, irrompe l’aumento delle materie prime, tra queste il gasolio che è aumentato del 24,3% rispetto allo scorso anno.

«Il caro carburante impatta in modo pesante sull’autotrasporto merci ed è necessario ridurre le imposte sul carburante per scongiurare il fermo di migliaia di veicoli a causa dei costi insostenibili - aggiunge Pittorelli - non solo gli aumenti del costo del gasolio hanno impattato in maniera negativa sulla catena trasporto, ma a questi vanno aggiunti l’aumento del costo dei ricambi per la manutenzione dei veicoli e il costo dell’AdBlue, additivo indispensabile per il funzionamento dei motori diesel, che è triplicato in pochi mesi».

Gli ostacoli

I maggiori costi non possono essere ribaltati interamente sui committenti dei trasporti e finiscono per scaricarsi sui margini di profitto delle imprese.

«Tutto ciò potrebbe costringere molte aziende a un taglio dei costi, andando a compromettere la sicurezza dei mezzi circolanti - conclude Mario Pittorelli - è fondamentale intervenire tempestivamente per affrontare la situazione, che potrebbe costringere gli autotrasportatori a spegnere i motori anziché continuare a viaggiare in perdita, con gravi conseguenze sulle prospettive di ripresa economica».

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