Transizione ecologica. Gli svizzeri al voto
sull’addio alle fonti fossili

Si accende il dibattito per il referendum del 18 giugno su clima ed energia

È battaglia aspra tra favorevoli e contrari al quesito che il 18 giugno - dunque tra due settimane - chiamerà alle urne i cittadini svizzeri sulla «legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica».

Partendo dal dato oggettivo legato all’impennata dei costi energetici dopo il conflitto ucraino, il Governo di Berna ha deciso di stanziare oltre 3 miliardi di franchi per il risanamento degli edifici e per favorire la transizione ecologica. Questo per arrivare a raggiungere entro il 2050 la neutralità climatica. In realtà da nobile proposito, il quesito si è trasformato in un botta e risposta di natura politica, ma anche e soprattutto di natura economica con l’Udc che, invitando a caratteri cubitali i cittadini a votare “no”, ha addirittura paventato in caso di vittoria del “sì” pesanti limitazioni negli anni a venire per la circolazione delle auto a benzina e diesel, lasciando campo libero ai veicoli elettrici. Ma non solo, anche le bollette dell’energia sono destinate a lievitare e questo perché «la legge sulla protezione del clima altro non è che una legge divoratrice di energia», con lo spettro - sempre secondo l’Udc - di «cinquemila pale eoliche da installare sul territorio federale, così da sostituire progressivamente oltre il 60% dell’approvvigionamento elettrico».

Il tema e le polemiche in essere in vista del voto hanno inevitabilmente valicato i confini federali sia perché la vicina Confederazione dipende quasi in toto dall’estero per l’approvvigionamento di energia sia perché eventuali limitazioni alla circolazione di auto a benzina e diesel interesserebbero da vicino anche gli Stati confinanti, a partire dall’Italia. «Tutto diventerà più costoso», la chiosa del consigliere nazionale Piero Marchesi, con alcuni effetti collaterali come «l’aumento degli affitti dovuto all’eliminazione ed alla sostituzione degli impianti di riscaldamento».

Il Governo, per contro, va dritto per la propria strada, supportato anche da una larga parte del Parlamento. «La Svizzera intende raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 - ha rimarcato l’Ufficio federale dell’Ambiente -. Attualmente importiamo a livello federale circa tre quarti della nostra energia. Vettori energetici fossili quali l’olio da riscaldamento, la benzina, il diesel e il gas naturale provengono interamente dall’estero. La dipendenza della Svizzera è quindi elevata. In aggiunta, il consumo di vettori energetici fossili ha un impatto sul clima. Con la “legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica”, l’obiettivo è rendere la Svizzera meno dipendente dalle importazioni di energia e rafforzare la protezione del clima”.

All’interno di questa vibrante campagna elettorale, c’è da registrare anche la dura presa di posizione di GastroSuisse - che raggruppa circa duemila attività dell’hotellerie e soprattutto della ristorazione - che in una nota ha spiegato come «quella in votazione è una legge inutile, dentro la quale sono fissati obiettivi che in questo momento non si sa come verranno raggiunti».

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