5Stelle: Giggino  “o guverno nun è per te”

5Stelle: Giggino

“o guverno nun è per te”

«Ma come è facile la vita dell’opposizione. Questo non va bene, quest’altro è contro le donne, questo è contro gli operai, questo è contro le minoranze…» Chissà se Giggino Di Maio ha mai visto “Il Portaborse”, il film di Daniele Lucchetti con uno strepitoso Nanni Moretti nei panni del ministro socialista Botero, che raffigurava la fine della Prima Repubblica fra trame, mazzette e brogli elettorali. Già, è facile la vita dell’opposizione, essere contro qualcosa, qualcuno, una casta, un potere forte, un Soros... Poi, magari non nella Prima ma nella Terza Repubblica, finisce che a furia di alzare il ditino inquisitore, si prendano i voti e si arrivi al governo. E lì è tutta un’altra storia. Quella che i candidi e pasticcioni neofiti dei 5Stelle stanno vivendo sulla loro pelle. Che alla fine questi siano poco più che dei Franti deamicisiani e sghignazzianti, lo dimostra anche la nota diffusa domenica sera subito dopo la chiusura delle urne in Sardegna: “Dagli exit poll risultiamo prima forza politica”. Ma dai, chi si azzarda a commentare più gli exit. Lo sanno anche i sassi che da anni manco riescono a prevedere chi vince tra Juve e Frosinone. Infatti il primo partito nell’isola, pensa te, è il Pd...

Però gli stellati governano tra una gaffe, uno strafalcione e un saluto sull’attenti al bulimico capitano Salvini che se li sta mangiando come biscottti a colazione. E ci credo che, per ora, sta bene così al numero uno della Lega.

Altra musica per i post grillini. L’approdo su quelle poltrone così vituperate in precedenza è diventato una sorta di Avis a cui donano in grande quantità sangue. Un consenso che si assottiglia giorno dopo giorno. Ha voglia Giggino dalla trincea a strillare che il voto alle regionali non è la stessa cosa di quello per il Parlamento. Non è così, soprattutto per i 5Stelle che hanno criteri di scelta dei candidati tutti loro, per cui “uno vale uno”. Allora, è la bandiera quella dietro a cui corrono le truppe di votanti. E il vessillo è sempre lo stesso sia che lo si innalzi in Parlamento o che svetti da un nuraghe del Sassarese. Povero Giggino. È diventato come quei sepolcri imbiancati delle tribune politiche in bianco e nero che non perdevano mai le elezioni, neppure di fronte all’evidenza. Altro che cambiamento. E poi dice che non se ne può più del Gattopardo… Qualcosa di diverso in effetti c’è. Con buona pace di Andreotti, infatti, il potere sta logorando chi ce l’ha. Almeno e per ora e nel caso dei pentastellati. La Lega del resto, anche con l’abito nuovo che le ha cucito addosso Salvini, le ossa se l’è già fatte in passato, pagando lo scotto elettorale di qualche stupidaggine ministeriale. E ne ha tratto una lezione. I 5Stelle sono al primo giro di giostra, quello che se non ti attacchi bene rischi di essere sbalzato fuori.

Perché chi li ha votati da sinistra non riescono proprio a mandar giù questo contratto con la destra sovranista pagato a suon di cambialoni da Giggino e compagnia. E aggrapparsi ai poveri o a quelli che fanno finta di esserlo per cuccarsi la versione 2.0 delle vecchie false pensioni d’invalidità, per fortuna, non basta. La piramide, del resto, l’hanno fatta apposta così: più vai su meno comodo stai, specie se non hai certe capacità di equilibrismo dei politici scafati. Allora, forse, il vero cambiamento per i 5Stelle potrebbe essere quello di tornare alla loro vera natura, quella degli oppositori, degli inquisitori, dei signor “no”, duri, puri e inflessibili, altro che voto sul caso Diciotti… Un bagno salutare per ritentare poi, con altre basi e consapevolezze, un nuovo e questa volta incisivo, assalto al Palazzo d’Inverno. Sarebbe una buona cosa per loro e anche per il paese che in questa fase ha bisogno più che mai di essere governato da chi non cavalca le utopie. Non ce lo possiamo permettere. Perché è vero che il potere non logora chi ce l’ha, ma solo se lo sa usare. Una caratteristica che cozza con la natura dei pentastellati. A Napoli, terra di Di Maio,dove con il caffè non si scherza si usa dire a chi non lo sa fare: “’o caffè nun è per te”. Forse, Giggino “’ o guverno nun è per te”.


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