Appelli e divieti  finiscono in smog

Appelli e divieti

finiscono in smog

Quale credibilità possono avere gli appelli, quando non i divieti, se chi li fa è il primo a ignorarli? La provincia di Como – a sostenerlo è la classifica pubblicata ieri dal Sole 24Ore – è tra le più virtuose nel campo ambientale ma sull’aria – lo dicono i dati delle ultime settimane – la situazione è disastrosa. E gli enti pubblici non fanno nulla per dare il buon esempio. Sì, certo, ci sono mille giustificazioni. Ma in certi casi pretendere più attenzione è il minimo.

Nei giorni scorsi, in un servizio sul giornale, abbiamo evidenziato l’incongruenza della temperatura, in qualche caso tropicale, in diversi uffici pubblici (Comune compreso) quando vige la soglia dei 19 gradi in questi giorni di allarme per le polveri sottili. Va così dappertutto ma la circostanza non limita l’entità del paradosso. Al sesto piano di Palazzo Lombardia, poco prima di pranzo, si sfioravano nei giorni scorsi i 27 gradi così come, termometro alla mano ha registrato un cronista di un giornale milanese. E la beffa, lo avete già capito, è che proprio lì hanno sede gli uffici dell’assessorato all’Ambiente che, sul tema, dovrebbe mostrare un po’ di sensibilità. La sede della Regione è un edificio super moderno anche sotto il profilo dell’efficienza energetica, ci sono pannelli fotovoltaici e si utilizza l’acqua di falda per gli impianti di riscaldamento. Ma evidentemente nessuno ha l’accortezza di limitare il caldo negli uffici.

Sull’inquinamento atmosferico non c’è amministratore pubblico, di destra o di sinistra, che non sottolinei la necessità di provvedimenti concreti ed efficaci di fronte a una minaccia, scientificamente dimostrata, alla salute collettiva. Poi però quasi tutti si lavano la coscienza con due parole di circostanza, un bell’invito ai cittadini a prendere l’autobus e tanti saluti persino ai controlli per quel poco che si vieta. Prendiamo il caso di Como dove il Comune, così come è stato fatto in diversi altri centri, ha bandito i diesel Euro 3 dalle strade cittadine. Il peso dell’intervento è quello che è ma il peggio è che i controlli sono a dir poco limitati. Possibile che i trasgressori, da quando è stata firmata l’ordinanza anti smog, siano talmente pochi che ancora ieri il numero di multe sia stato pari a zero?

Interessante anche il caso degli edifici pubblici che bruciano gasolio e avvelenano l’aria. Sì, avete capito bene, lì dove il piccolo proprietario passa per ignobile inquinatore se non si dota di ogni ultimo, utile, marchingegno per limitare le emissioni, al pubblico tutto si concede. E dire che puntare sul rinnovamento degli impianti sarebbe un investimento avveduto, innanzi tutto per tutelare i polmoni dei cittadini. Anche in questo versante il paradosso è servito perché tra le sedi meno ecologiche ci sono diversi immobili di proprietà comunale e addirittura le principali sedi dell’Asl cioè l’organizzazione che ha il fine istituzionale di prendersi cura della nostra salute.

Così, in assenza di decisioni sul fronte riscaldamento, le politiche anti smog si concentrano sul traffico. Blocchi e targhe alterne, perlomeno da queste parti, sembrano appartenere a un’altra epoca. Persino il topolino dei bus navetta per agevolare gli spostamenti verso il centro è stato archiviato dopo rapido esame da parte della giunta. A Como sull’aria malata, ormai si è capito, non resta che il ballo della pioggia.


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