Capitale culturale  ma senza le toppe

Capitale culturale

ma senza le toppe

Parecchi anni fa per descrivere una situazione del tutto improbabile, si utilizzava l’espressione: «Sì, ma in quale film è successo?». Il bello o meglio il brutto dell’ex teatro Politeama è che neppure nel film è successo. La struttura chiusa dai tempi in cui usava quel modo di dire, appare infatti nella pellicola di Paolo Virzì, “Il capitale umano”. Pure lì dovrebbe rinascere e invece non accade.

Più neorealismo di così si muore. Infatti il Politeama è già oltre lo stato di coma profondo. Eppure la spina non è stata ancora staccata. Se c’è una possibilità di riportarlo in vita per fargli riprendere il suo vecchio e importante mestiere di contenitore culturale, bisogna perseverare nella rianimazione. Per almeno un paio di motivi. Il primo riguarda la fame di spazi per le manifestazioni e gli spettacoli, oltretutto strategici per una città che deve e dovrà sempre di più campare di turismo. Il secondo è la candidatura di Como a capitale italiana della cultura. Anche se la pratica è stata tolta dal dossier, presentarsi con il Politeama in queste condizioni e senza almeno uno straccio di progetto per recuperarlo sarebbe un po’ come pretendere di vincere un premio per le eleganza con le toppe nel vestito.

Lo stesso Virzì, quando giunse in città per girare le scene del suo film, non ci andò giù leggero anche se poi rettificò in parte il tiro. E questo non è il miglior viatico per la candidatura comasca.

Ci sarebbe una terza ragione per rianimare l’ex cinema teatro. E riguarda il bilancio con cui il centrosinistra che governa Como si presenterà agli elettori tra un anno e mezzo. Ancora non si sa che Lucini deciderà di riproporsi. Ma lui o un altro cambia poco. L’attuale amministrazione, infatti, è da promuovere per alcune cose realizzate a messe in cantiere: dalla Ztl, al nuovo piano regolatore, al piano di recupero della Trevitex e in parte per il servizio della raccolta dei rifiuti. Sulle grandi opere, specie quelle simboliche, il bilancio segna per ora rosso. Il cantiere del lungolago, al di là della ripartenza in atto perlomeno sul versante burocratico, sarà ancora tale quando verranno montate le cabine per accogliere gli elettori. E c’è il fondato rischio che anche la questione Ticosa, non arrivi al traguardo.

L’eventuale recupero del Politeama potrebbe perciò aiutare il sindaco o chi si candiderà per il suo schieramento. Sarebbe anche un intervento finalmente di discontinuità rispetto all’ operato dei predecessori.

Anche per questo, Lucini si sta dando da fare. Qualcosa si sta muovendo anche se, per questa ed altre operazioni, lo scoglio più difficile da valicare è sempre quello dei quattrini che il Comune di Como come gli altri non ha più. Per questo l’eventualità di un altro buco nell’acqua è tutt’altro che remota. Ma bisogna crederci e darsi da fare. Il Politeama è un pezzo di storia comasca che vive nei ricordi di parecchie generazioni di cittadini. Oltretutto la posizione dello stabile, vicino al cuore della città e della nuova Ztl che rappresenta l’opera più qualificante della Giunta Lucini è alquanto appetibile. Il recupero del cinema teatro unito a quello dell’ex albergo San Gottardo e alla sistemazione di piazza Volta e via Garibaldi, rimetterebbe a nuovo un pezzo di città. Sarebbe un esempio di quel cambio di passo, che per ora e dopo tre anni e mezzo di guida a Palazzo Cernezzi, si è soltanto intravisto.

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