C’è anche una Como  che riesce a cambiare

C’è anche una Como

che riesce a cambiare

Ticosa, nuovo lungolago, San Martino, ex sant’Anna. C’è da scommettere che tra qualche anno staremo ancora qui a dibattere su quale soluzione sia più utile ai comaschi. La città delle grandi trasformazioni urbane in capo agli enti pubblici è da decenni sempre uguale a se stessa. Immobile e litigiosa, paralizzata dai veti incrociati della politica quando non dagli ostacoli della burocrazia. Ma c’è un’altra Como che sta rapidamente trasformandosi. Pensiamo al fenomeno dei bed & breakfast. In pochi anni il loro numero è letteralmente esploso. Ha ragione il direttore di Confcommercio, Graziano Monetti, quando sollecita maggiori controlli in un settore dove la deregulation ha inevitabilmente portato con sé situazioni di totale abusivismo, ma è altrettanto innegabile che tanto fermento si sta rivelando, nei fatti, un’occasione preziosa per lo sviluppo del turismo. I bed & breakfast non piovono dal cielo né sono un’invenzione lariana.

La loro crescita e le presenze che registrano (nei mesi estivi, specie quelli in centro e sul lago sono quasi sempre al completo) indicano quanto questo genere di strutture, apprezzate in particolare dagli stranieri, arricchiscano l’offerta del turismo comasco. E non è tutto: l’apertura di tanti B&B, soprattutto in centro storico, può essere un fattore che favorirà il recupero di un patrimonio edilizio in buona parte in disuso. Quella di rivitalizzare la Città murata è una delle vere emergenze cittadine dopo che la crisi, colpendo tante piccole attività commerciali, ha desertificato parte della rete di strade limitrofa alla cosiddetta vasca. Non è un caso se, giusto un paio di settimane fa, un ristoratore storico del centro come Giuseppe De Toma ha lanciato l’idea delle botteghe artigiane lì dove oggi ci sono solo spazi commerciali abbandonati. Così come è avvenuto in molte altre città italiane - pensiamo ad esempio al centro storico di Lecce - il turismo dei B&B può sortire l’effetto di moltiplicare socialità, ma anche investimenti, riportando, perché no, anche una parte di comaschi a vivere in centro. Il modello delle piccole strutture di accoglienza famigliare sembra inoltre adattarsi in modo perfetto al contesto di tanti nostri piccoli borghi del lago.

Il naturale sviluppo dei B&B è infatti il cosiddetto albergo diffuso, la formula di accoglienza più capace forse di coniugare, soprattutto guardando al futuro, l’aumento delle presenze turistiche con il rispetto dell’ambiente. Un elemento chiave, quest’ultimo, di ogni seria politica dell’accoglienza perché Como non è Rimini e non lo diventerà mai: se intende crescere anche in questo settore sarà bene che tuteli meglio il paesaggio del lago che è il grande atout, molto più delle star del cinema, agli occhi dei turisti stranieri di fascia medio alta. Ora sia il B&B che l’albergo diffuso si rivolgono a un target di viaggiatori evoluto, esigente, esperto, alla ricerca di formule di soggiorno originali e tali da rispecchiare l’identità e la tipicità del contesto.

Un target naturalmente interessato alla cultura che siano i monumenti e le mostre – ieri quella di Villa Olmo è partita con il piede giusto – o le manifestazioni – e su questo Como negli ultimi anni ha oggettivamente fatto un vero e proprio salto in avanti.

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