Como chi sa fa  Chi non sa insegna

Como chi sa fa

Chi non sa insegna

Chi sa fa e chi non sa insegna. Si potrebbe liquidare così la polemica sollevata a Como dal Movimento Cinque Stelle, che ha criticato i frequenti interventi dei volontari dell’associazione Como Pulita e di altri sodalizi per porre rimedio a situazioni di degrado in città che sarebbero di competenza di palazzo Cernezzi.

Si potrebbe liquidare anche se in astratto, i rappresentanti locali del movimento di Beppe Grillo e Roberto Casaleggio non avrebbero tutti i torti. Mantenere il territorio di sua competenza in condizioni decenti è compito di un’amministrazione comunale, non c’è dubbio. Ma questo vale, appunto, in astratto. Nel concreto e rimanendo con i piedi per terra, bisogna ammettere che, senza la buona volontà delle tante persone che ogni fine settimana si possono vedere mentre tinteggiano, ripuliscono e aggiustano in alcuni punti della città, questi problemi rimarrebbero irrisolti.

Perché il Comune ha il bilancio che si ritrova. E non del tutto per colpa sua. Anzi. Si sa, e lo si vedrà ancora di più con il preventivo che palazzo Cernezzi si accinge ad esaminare, che il flusso dei trasferimenti di denaro ha smesso da tempo di viaggiare da Roma in periferia. Si è invertito e il livello centrale sta diventando sempre più ingordo nei confronti di quelli periferici, con una politica relativa alla finanza locale che dal patto di stabilità in giù sarebbe ora di rigettare in toto.

Ecco perché l’amministrazione comunale deve porsi delle priorità che non possono che essere quelle legate al funzionamento della macchina municipale e dei servizi da offrire al cittadino. Certo, il fatto che la denuncia pentastellata arrivi, non a caso, dopo l’annuncio dei premi distribuiti ai dirigenti, lascia pensare.

Ma che qui, siamo nel campo dell’astratto. Il Comune non si sarebbe mai fatto carico ai alcuni interventi meritori che sono stati realizzati dai volontari: da quello sui muri lordati dai writers, alla sistemazione della degradata ringhiera del Cosia alla ritenteggiatura della facciata del liceo Volta, alla pulizia dei giardini davanti alla stazione San Giovanni e così via.

Un cittadino qui può farsi il giudizio politico che vuole sulla pubblica amministrazione e magari comportarsi di conseguenza quando sarà chiamato alle urne per scegliere di nuovo il sindaco e il consiglio comunale.

Ma con questo i volontari non c’entrano. Prendersela con loro perché porterebbero via lavoro a disoccupati che palazzo Cernezzi potrebbe ingaggiare per questi piccoli interventi è ingiusto. Primo perché non è certo questo lo spirito delle persone che sacrificano il loro weekend e si dedicherebbero volentieri ad altre attività se il Comune potesse e volesse provvedere alle “pulizie di fino” di Como.

E poi perché la concezione per cui è il pubblico che deve fare tutto ha accumulato tutta la polvere degli anni che sono trascorsi dal crollo dei sistemi più statalisti dei paesi del socialismo reale. Esiste un principio che si chiama sussidiarietà che consiste nella collaborazione tra pubblico e privato. Quando è stato applicato nel nome dell’interesse collettivo (non sempre è andata così) ha dimostrato di funzionare. Come è il caso dei volontari armati di scope, secchi e pennelli.

Un conto è la polemica politica, altro il rispetto di chi si mette a disposizione gratis per la comunità.

f.angelini@laprovincia.it

@angelini_f

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