Como diventa
una vera agorà

Se, come cantava Giorgio Gaber, libertà è partecipazione, Como sembra essere diventata una città molto libera. Da qualche tempo, infatti, si nota una crescente voglia di prendere parte alle tante iniziative che si organizzano in città. Tra gli esempi più recenti c’è il primo incontro voluto dall’assessore all’Urbanistica, Lorenzo Spallino sul tema “costruiamo la città”.

Si parlava di programmazione del territorio, tematica di grande interesse e importanza ma non proprio così masticabile. Eppure la sala stemmi di palazzo Cernezzi era gremita. E non solo di addetti ai lavori. Segno che i comaschi tengono a Como, al suo futuro, al suo sviluppo e soprattutto alla sua tutela. Un’iniziativa che Spallino ha voluto anche per ascoltare. E che ha raggiunto l’obiettivo. Così come ha fatto centro, e in pieno, il ciclo di incontri dedicato alle famiglie dell’associazione Aurora, animata dall’ex assessore Anna Veronelli. Qui c’è stata, e in più di un’occasione, la coda fuori dal teatro Sociale.

Stessa location e medesimo successo per le Primavere di Como. Scusate se ci parliamo addosso, ma non si può non sottolineare come la partecipazione agli incontri organizzati da La Provincia sia sempre stata da tutto esaurito. Il merito, ovviamente, è della qualità dei relatori e dei contenuti offerti. Ma anche di coloro che regalano e si regalano un po’ di tempo per prendere parte a questi appuntamenti culturali.

C’è poi stato il fresco faccia e faccia tra due “vecchi fusti” della politica comasca come l’ex senatore, deputato e vicesindaco Alessio Butti e l’ex primo cittadino di Como, Sergio Simone. Il loro dialogo sulla città ha richiesto un supplemento di sedie nella sala Bianca del Casino Sociale.

Un altro segnale di partecipazione è l’interesse diffuso su temi cruciali come quello della tangenziale a pedaggio o della sistemazione del lungolago. Qui, anzi, per invocare l’abbattimento del muro, si è manifestata per la prima volta una comunità non disposta ad accettare in maniera passiva scelte sciagurate.

Cosa ci dicono questi esempi? Che c’è una città che vuole sapere, capire, aggiornarsi e partecipare. Non è scontato. Perché un tempo non succedeva o accadeva con meno intensità. È anche una questione di domanda e offerta. Forse mancava la seconda, magari la prima c’era e non veniva percepita. Fatto sta che il clichè del comasco racchiuso in se stesso e interessato soltanto al suo “particulare” sembra essere andato fuori tempo.

Como insomma è diventata una vera polis o un’agorà se preferite, dove si discute, ci si informa ci si confronta. L’organizzazione di eventi stimola la partecipazione. E negli ultimi tempi molte e interessanti iniziative sono state messe in campo. L’adesione dei cittadini porterà a pensarne e allestirne altre, come in un circolo virtuoso che si autoalimenta. E fa bene alla città. Positivo che anche la politica abbia colto questo aspetto. Non c’è dubbio che anche il rapporto tra il palazzo e i cittadini è cambiato. Questo non significa per forza che vi sia piena condivisione della linea politica del governo cittadino. Caso mai il rapporto è dialettico. Si partecipa anche per criticare, per suggerire correzioni e offrire spunti. L’importante è che dall’altra parte vi siano orecchie disposte a prestare ascolto. Senza necessariamente dover essere d’accordo su tutto. Perché partecipazione è anche, e soprattutto, libertà.

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