Como e i migranti  Un’estate diversa

Como e i migranti

Un’estate diversa

Com’è diversa l’estate comasca dei migranti. Lo scorso anno vi fu la grande mobilitazione del mondo del volontariato, dalla Caritas e delle parrocchie che, saldandosi con l’attività delle istituzioni, riuscì a risolvere l’emergenza dei tanti accampati alla stazione di San Giovanni e nei giardini limitrofi nel vano tentativo di passare in Svizzera e raggiungere il Nord Europa. Como intesa come comunità, al di là delle inevitabili polemiche che accompagneranno sempre la questione dell’accoglienza, diede il meglio di sé. Lo dimostra l’estate che stiamo vivendo, in cui, nonostante alcune previsioni al di qua e al di là del confine, l’emergenza non si è neppure manifestata.

Il rischio è che se ne presenti un’altra. Quella delle azioni criminali commessi da alcuni migranti ospitati in città che, nel clima politico e culturale di questi tempi, rischia di creare un allarme sulla sicurezza percepita dai comaschi e di dare la stura a un’intolleranza non giustificabile ma per certi versi comprensibile. Di fronte a notizie come quelle che abbiamo letto in questi giorni: lo straniero già colpito da decreto di espulsione che aggredisce alcune ragazze nel centro della città, la rissa con le sassate contro la polizia, la situazione allarmante della zona dei giardini a lago e non solo, con i migranti usati in maniera scientifica dai trafficanti di droga per spacciare soprattutto ai minorenni ,è inevitabile che scatti una reazione di intolleranza e di richiesta di maggiore severità nella gestione dell’accoglienza.

Le autorità di pubblica sicurezza, in realtà, fanno quello che possono e che le leggi gli consentono di fare. Nell’inchiesta che pubblichiamo nelle pagine di cronaca cittadini potete vedere come non sia facile la procedura di espulsione per uno straniero in attesa di regolarizzazione che commette uno o più reati. Dipende anche dalla tipologia del reato e qui è chiaro che non sia immediato per il cittadino comprendere perché alcuni comportamenti illeciti ricevano una risposta differente da altri.

Bisogna però sgombrare il campo da equivoci e suggestioni pre elettorali che sembrano aver suggestionato buona parte delle forze politiche e rischiano di contribuire al degenerare dalla situazione. L’accoglienza se non la si vuol interpretare come un dovere umanitario, è un obbligo determinato dai dati di fatto. Che sono gli sbarchi, sia pure diminuiti, sulle coste italiane di persone che per la stragrande maggioranza non sono delinquenti e criminali incalliti ma uomini, donne, ragazze, ragazzi, bambine e bambine in fuga da un futuro di morte e disperazione. Peraltro, se si leggono i dati sulle presenze straniere nel nostro paese con la necessaria lucidità, si comprende come il senso dell’”invasione” sia, come nel caso dell’insicurezza molto più percepito che reale. Negare però che vi sia un nesso tra immigrazione e criminalità sarebbe allo stesso modo una dimostrazione di scarsa lucidità e onestà intellettuale. Si tratta perciò di riuscire nella difficile impresa di coniugare accoglienza e sicurezza. I comportamenti scorretti e illegali degli stranieri come peraltro degli italiani, devono essere perseguiti con fermezza e decisione così come prevede la legge. A fianco, però, tutti quelli che sono impegnati a Como nella trincea dell’accoglienza devono contribuire in qualche modo, difficile peraltro indicare come, nell’opera di prevenzione o anche nella denuncia di situazioni illegali. Restare in una sorta di zona grigia non aiuta nessuno. Per primi proprio i migranti.

Poi sarebbe opportuno, anche se la cosa è resa complicata dal quadro normativo, fare sì che le persone ospitate possano trovare il modo di impiegare il proprio tempo libero in attività al servizio della collettività. In questo modo sarebbe tenute più lontane dalle tentazioni della criminalità organizzata. La parola d’ordine è sempre la stessa. Il problema esiste, ignorarlo o liquidarlo con i soliti facili slogan elettoralistici e non, serve a poco. Bisogna impegnarsi tutti: istituzioni e comunità. E anche i migranti devono fare la loro parte.

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