Como non diventi  una città senza pietà

Como non diventi

una città senza pietà

Possibile che Como debba essere, come canta Luca Carboni una città “senza pietà”? “Pietà l’è morta” è un testo partigiano di Nuto Revelli che va di moda in questi giorni. Non vorremmo che dalle nostre parti restasse in voga tutto l’anno. Due vicende colpiscono chi è abituato ad avere un’altra idea di Como e contribuiscono, specie la prima, a creare una fama certo non positiva per la nostra comunità, vista l’eco mediatica: l’annunciata “tassa” sui cassonetti di Caritas e Humanitas che raccolgono i vestiti dismessi da donare a coloro che non ne sono provvisti. Poi c’è il caso dei senzatetto tornati a dormire nel portico dell’ex chiesa di San Francesco. Emblemi di una città che pare non sappia accogliere non solo i turisti, con il docoro urbano ai minimi termini e l’irritante sconcio infinito della passeggiata a lago. Ma che non voglia accogliere, punto e basta. Triste l’idea di un balzello sui punti di raccolta degli abiti per i poveri, accompagnato dall’annuncio di una gara d’appalto per l’assegnazione degli spazi, anche a causa del sospetto che questi panni malonci siano in realtà reimmessi sul mercato. Chi, scrive, utente non abituale e distratto di quei cubi gialli si ripromette, al prossimo paio di jeans divenuti involontariamente di moda per le numerosi lacerazioni determinate dall’usura, di infilare la testa nei cassonetti. Hai visto mai che non si porti a casa una giacca firmata o un capo d’alta moda per fare un figurone per la consorte? Magari è accaduto altrove, ma da noi non ci sono prove di traffici sugli indumenti. E poi sai che valore...

La lotta ai cassonetti somiglia a quella letteraria, più romantica ma egualmente farneticante, di don Chisciotte contro i mulini a vento. Brutta brezza, quello della politica, che spira in riva al Lario. Pensare che ce ne sarebbero di cose per cui utilizzare in maniera positiva quell’energia eolica che forse, viste le vicende giudiziarie nazionali, piace poco a una forza della maggioranza comasca. La stessa che esprime il vice sindaco Alessandra Locatelli che ha scagliato il suo “andranno via tutti” sulla vergognosa situazione di San Francesco, alloggio dei disperati collocato pochi metri più in là dei ricchi giacigli pronti a ricevere la lucrosa miriade di turisti del lunghissimo ponte Pasqua-25 aprile-1 maggio. Su coraggio, Como: invoca una soluzione per il caso dei senzatetto che vada oltre il mero blitz per allontanare dagli occhi dei residenti della zona, ma si spera non dal cuore di tutti, questi disperati che non hanno più una struttura a cui appoggiarsi anche a causa della volontà politica di un’amministrazione guidata da un sindaco, Mario Landriscina, che ha realizzato la sua vita professionale sul soccorso al prossimo in difficoltà.

A meno che, ma non vogliamo neppure prendere in considerazione questa ipotesi nefasta, la strategia sia quella di mantenere aperto il problema per incanalare i voti su coloro che si ripromettono di risolverlo, presentando adeguate credenziali storico-politiche.

E magari si preoccupano del fatto che una volta eliminate queste situazioni, si perdano le ragioni per votarli. Ma in politica non si è mai fatto così e non può succedere neppure ora. La politica è l’arte di risolvere i problemi e mantenere la tutela degli interessi di tutti i soggetti coinvolti, anche se in apparenza sono privi di diritti se non quello alla dignità che deve essere riconosciuto a ogni persona.

Como riscopra il senso dell’accoglienza e di essere comunità che, in passato anche recente, non è mai venuto meno. Sarebbe anche un modo di contrastare il rischio del declino di una città che da anni non realizza e non mette neppure più in cantiere progetti importanti come quelli realizzati in un tempo neppure troppo remoto con il concorso e il contributo di tutti. Una città senza pietà rischia anche di perdere la propria identità. O di acquisirne una solo negativa.


f.angelini@laprovincia.it
Francesco Angelini Capo redattore centrale

© RIPRODUZIONE RISERVATA