Cosa c’è che non va  dopo il no a viale Varese

Cosa c’è che non va

dopo il no a viale Varese

Nella hit “C’è chi dice no”, il neo pensionato Vasco Rossi sottolinea che “qualcosa non va”. E qualcosa non va anche nel “no”, del tutto legittimo, opposto da una Giunta comunale comasca in fase turbo ansiogena alla proposta dei privati per l’ampliamento del parcheggio di viale Varese. Un pacchetto “all inclusive” che conteneva anche la sistemazione degli spazi a verde presenti nell’area. L’idea è naufragata sugli scogli dei pareri tecnici (superabili? Boh), espressi dagli uffici comunali che si sono tradotti in una volontà politica non semplice da decifrare. Forse era pacifico che la proposta non sarebbe stata conveniente per le casse dell’amministrazione. E questo potrebbe essere un buon argomento (superabile? Boh). Quello che non va però è l’idea di fondo legata a triplo filo con la politica dei parcheggi che l’amministrazione vuole perseguire. Quale? Ah saperlo… Vogliamo allontanare il traffico delle auto dal centro e dai suoi paraggi? Cosa buona e giusta. Ma come? Con il recupero della Ticosa tornata nelle disponibilità del Comune e pronta, si spera il più in fretta possibile, a riprendere il suo compito sussidiario di grande area di sosta? Siamo sicuri che sia quella la panacea, lo zampirone acceso che scaccia le auto dalle vie adiacenti alla Città Murata? Non fischia nessun orecchio nell’udire due fatidiche paroline: “Val” e “Mulini”? Tante domande in cerca di una risposta e di una politica in grado di gestire il complesso e impetuoso (evento Dolce&Gabbana e set dei film docet) mutamento di una città che cambia pelle anche a dispetto di qualche santo. Il nodo parcheggi è centrale, complesso, interconnesso anche alla morfologia del territorio. Ma va affrontato pancia a terra, senza incertezze. Altrimenti “addio core”. Insomma, la partita con il privato su viale Varese si poteva giocare anche in un altro modo. A costo di andare ai tempi supplementari senza che ci dovesse essere per forza un vincitore. Un pareggio con tanti gol forse avrebbe potuto conciliare gli interessi legittimi dei proponenti con quelli doverosi della collettività-

L’altro qualcosa che non va risiede nell’argomento, non ce ne vogliano, un po’ specioso, portato dagli oppositori del progetto su viale Varese per cui lo spazio a verde andrebbe bene così senza dover essere riqualificato.

Totò avrebbe opposto un secco e sardonico“Ma mi faccia il piacere”. Ammesso e non concesso, visto che è soggettivo che il giardinetto possa essere tollerato se non apprezzato sotto il profilo estetico (purtroppo c’è di peggio anche in città), resta la questione della fruibilità. Uno spazio, sia verde o non, è funzionale se viene utilizzato e quindi, appunto, svolge una funzione. La memoria può correre facile al dibattito su piazza Roma pedonalizzata e “desertificata”. Allora qualcuno può in buona fede ammettere che i giardini di viale Varese, un ampio spicchio di verde abbracciato alle mura del centro storico siano sfruttati al meglio? Nessuno eh. Meno male. Si riparta da qui. Perlomeno la querelle sul parcheggio ha riportato a galla il tema. Che ci sia bisogno di metterci mano a quei giardini lo ha riconosciuto lo stesso assessore Vincenzo Bella che vuole affidare a Csu un intervento per la riqualificazione. Lo attendiamo con ansia. È la conferma che dietro a questo no c’è qualcosa che non va. E c’è da sperare che l’amministrazione, per chiudere ancora con Vasco, riesca a dare un senso a questa storia che forse un senso ce l’ha.

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