Domenica 21 Settembre 2014

Doppietta d’autore

per la Como creativa

Due a zero per Como e sono gol pesanti. Il primo di Miuccia Prada, affascinata dal broccato realizzato sul Lario ed esposto alle sfilate milanesi.

Il raddoppio un” gollasso” (per dirla con Altafini) di Giorgio Armani un Cristiano Ronaldo della settore, sempre dalla “scala della moda”: senza le imprese comasche non ci sarebbe il made in Italy. E visto che alla zattera del made in Italy sta aggrappato con l’unghie tutto il Belpaese, si può dire che il vero salvaitalia siamo noi. Da queste parti, gli imprenditori del distretto che veste l’alta moda femminile e non solo di tutto il mondo praticamente da capo a piedi sono sempre stati “schisci” come si dice, nell’ostentare quello che esce dalle loro aziende. In privato però hanno le idee chiarissime. Uno di loro ieri, quasi in contemporanea con le esternazioni di Armani, in una chiacchierata informale sottolineava come l’innovazione va bene ma nel tessile abbigliamento quello che fa premio sul mercato è la creatività comasca.

L’industriale e lo stilista all’unisono, non certo i pareri di due sprovveduti. Ma allora viene da chiedersi com’è che di fronte a tanta ricchezza di idee, di qualità del prodotto, di mercati internazionali accoglienti anche in epoca di crisi, quando arriva il momento di parlare di cos’è il made in Italy, al netto del cibo e di Farinetti, della produzione enologica comunque di altissimo livello anche sul versante creativo, e in riferimento al tessile abbigliamento, Como (o ol distretto brianzolo per ciò che attiene ai mobili) non finisca mai più di tanto sotto i riflettori. Sarà per la ritrosia di cui sopra dei protagonisti di questo costante rinascimento lariano (che peraltro si ritrovano in mano la gatta da pelare di aziende da salvare in un mondo radicalmente cambiato, dove però per quanto attiene il lavoro, valgono ancora le regole di cinquant’anni fa), sarà che come capita spesso non riusciamo mai a farci valere. Di fronte all’attestato di Prada e alla certificazione doc di Armani, però, gli alibi non funzionano più. La politica, quella locale e non solo deve prendere atto del valore del distretto comasco per l’intero sistema Italia. Renzi, che pure veste Armani, se non avesse snobbato il workshop Ambrosetti di Cernobbio e si fosse fatto un giro da queste parti, si sarebbe accorto che, più che salotti buoni qui circolano buone idee creative. La creatività ci salverà perché è una di quelle poche cose che non si riesce a imitare e che consente alle nostre eccellenze nella moda di alta gamma di essere un’isola ancora inespugnata, circondata dal grande mar giallo della produzione del Sud Est asiatico. Non è più tanto o meglio solo, una questione di marchi, di tutela del made in Como. Si tratta di preservare e perpetuare la creatività con interventi di sostegno e supporto, a partire dal campo della formazione fondamentale perché la vena non inaridisca e proseguire con gli ambiti fiscali e dell’indispensabile flessibilità che la tipologia del mercato di riferimento richiede. Cose già dette e stradette: ma ora dopo l’uno-due di Prada e Armani il caso Como deve diventare un caso Italia.

Francesco Angelini

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