Il bello di Como va lontano, il brutto no

Il bello di Como
va lontano, il brutto no

I nostri problemi sono più piccoli delle nostre immense bellezze. Per questo a Como, nonostante le paratie o l’emergenza migranti, i flussi turistici non solo non calano, ma segnano un balzo importante, +18,4% di arrivi nel primo semestre dell’anno in città, +7,1% sul Lario.

Del resto i nostri guai sono locali, alle volte tutti comaschi, gli stranieri che sognano il lago dall’America o dalla Russia non sono certo colpiti come noi ad esempio dallo scandalo paratie. Difficilmente sanno cosa sia, non hanno modo con facilità di informarsi, di leggere le indagine e le inchieste riportate da questo quotidiano, anche tramite i giornali nazionali questa ferita non varca lontani confini. I comaschi al contrario, giustamente, percepiscono in maniera ben diversa questo genere di ferite, diventano un simbolo della cattiva gestione del ben comune, una bandiera per il pubblico malcostume. Per chi invece vuole venire a Como da tutto il mondo per distendersi, rilassarsi, villeggiare per qualche giorno contano molto di più, incredibilmente di più, le bellezze da ammirare.

Tutto sommato poi le paratie non oscurano così tanto il panorama del lago, ci sono alberghi e strutture ricettive più danneggiate di altre, ma per fortuna ci sono punti dove il lago si può contemplare tranquillamente.

È vero però che la gestione della città, dei suoi nodi e dei suoi problemi, può incidere sull’andamento del turismo. Per esempio questa estate, nel pieno dell’emergenza migranti, le tende in San Giovanni con centinaia di profughi erano sotto agli occhi di tutti, compresi gli stranieri e i visitatori. Il disagio, dal forte contenuto umano, esisteva. Ed io credo che Como l’abbia affrontato in maniera apprezzabile con il campo di via Regina, dimostrando di essere una città solidale e sapendo evitare disordini di piazza o danni d’immagine che avrebbero scatenato cattivi riflessi.

Possiamo essere fiduciosi. La curva del settore turistico a Como non calerà, anzi, si rafforzerà. Abbiamo già raggiunto per altro dei numeri più che ragguardevoli, siamo a pieno titolo tra le prime dieci località turistiche d’Italia. Non possiamo competere con capitali artistiche famose come Venezia, Roma, Firenze, ma oscilliamo tra l’ottava e la dodicesima posizione nazionale. Dobbiamo puntare con forza sul nostro vero brand, il lago. Per fare questo Como non deve limitare il suo raggio d’azione alla sola città, ma deve fare squadra con il resto del territorio. Non solo con perle come Bellagio e Cernobbio, ma anche con altre piccole località che pur essendo magnifiche sono ancora poco battute, meno conosciute. Mi riferisco alla Val d’Intelvi, ci sono bellezze artistiche e naturali da scoprire, da valorizzare. Penso sia questa la vera sfida da giocare, unita alla fruibilità del nostro patrimonio artistico.

In questo caso guardo soprattutto al capoluogo, che dovrebbe mettere in mostra i tesori che troppo spesso restano chiusi nei cassetti. Occorrerebbe magari completare il progetto del museo diocesano di Como, oppure curare il tempio Voltiano, portare mostre in città dentro a una più bella villa Olmo, con un’adeguata cassa di risonanza, ovvero una campagna pubblicitaria mirata. Farebbe da volano ad un turismo che già vola.

* Prorettore vicario dell’Università dell’Insubria, professore ordinario di Economia politica, responsabile del corso di laurea in Scienze del Turismo

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