Il falso mito della città spenta

Il falso mito della città spenta

A Como non succede mai nulla. E vuoi mettere cosa ti perdi se non stai in una grande città. E qui ci sono grande potenzialità in termini di paesaggio ma si fanno solo cose per vecchi. E sul lago ci sono solo eventi di serie B, già visti a Milano dieci anni fa. E vuoi mettere la Svizzera, anche solo Chiasso. E mancano gli spazi giusti. E senza grandi investimenti pubblici non si può far nulla. Fermiamoci qui, quanti concetti del genere si sono sentiti negli ultimi anni sull’offerta culturale di Como?

Tutte balle e la prova è in ciò che ci aspetta tra oggi e domani quando il centro cittadino e le ville del lago saranno invasi da eventi di grande rilievo e richiamo. Eventi diversi, uniti nello sforzo di coniugare qualità della proposta e massimo coinvolgimento popolare, promossi nella convinzione, vincente, che la cultura non debba essere materia da riservare a una piccola cerchia di iniziati.

Oggi c’è tanto da fare. Il Festival della Luce sta proponendo incontri con studiosi e scienziati di alto livello e stasera invita tutti i comaschi a una vera e propria festa spettacolo in piazza Verdi, alle spalle del Duomo. Gli European Opera Days si rivolgono al pubblico degli appassionati con i concerti, al Sociale e al Conservatorio, ma organizzano anche una miriade di iniziative per i ragazzi delle scuole a indirizzo musicale. E poi Europa in versi, il festival di poesia che oggi porterà al Grumello grandi autori, italiani e non, e ieri ha scelto di organizzare in particolare per i giovani un poetry slam, vera e propria gara in versi nella sede dell’associazione Carducci. Eventi e mostre perché in questi due giorni ci sono anche queste ultime, in particolare Miniartetxtil inaugurata ieri a San Francesco e il percorso di “Pane e vin” all’interno del Duomo.

C’è da fare, questo fine settimana più del solito, ed è la conferma che il sapere è nei fatti diventato un atout fondamentale della città e che la stessa candidatura a capitale italiana della cultura non è un tanto per esserci ma è la naturale conseguenza di ciò che si è fatto negli ultimi anni. Oggi si fa polemica se il riscontro delle mostre a Villa Olmo, in termini di visitatori, è al di sotto delle aspettative. Dimentichiamo troppo spesso però che lo stesso monumento, forse il bene pubblico più prezioso a Como, solo pochi anni fa veniva utilizzato unicamente come spazio per conferenze e convegni e che, quando la giunta Bruni decise di avviare il percorso dell’arte, il progetto fu soprattutto all’inizio valutato da tanti comaschi come eccessivamente ambizioso per una realtà qual è la nostra. In una città dove, anche per indole, si indugia quasi sempre a considerare il bicchiere mezzo vuoto, vale la pena constatare, con ottimismo, quanto il clima, l’opinione pubblica, abbiano su questo tema cambiato indirizzo tanto che oggi è maturato un generale convincimento che il futuro di Como avrà molto a che fare con il sapere, la formazione, la cultura e perché no, con l’accoglienza legata a questi ambiti. Il ministero dei beni culturali si era impegnato a selezionare, entro fine aprile, le dieci migliori candidature al titolo di capitale della cultura. Ora la scadenza è slittata a fine maggio pare per divergenze tra Stato e Regioni sulla composizione della giuria. Poco importa e poco importa anche dell’esito di questa operazione. Partecipare è in ogni caso un risultato positivo perché il progetto, che è frutto della collaborazione di tutti i principali attori istituzionali della provincia, dà la misura di quanto sia cresciuta la generale consapevolezza sull’importanza di investire oggi, in questo ambito, per cercare di raccogliere domani.


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