Il fantasma del Rup

e la politica a Como

Come in tutte le cose la tragedia trascolora in farsa. Il lungolago non fa eccezione. In questi giorni c’è un fantasma che non è quello di Carl Marx che si aggirava per l’Europa, ma che turba i sonni e non solo di alcuni ormai lontanissimi discendenti del barbuto filosofo del comunismo: lo spettro del Rup. Sigla ruvida come l’accezione che ha acquistato dopo l’arresto di colui che lo impersonava, l’ingegner Antonio Ferro.

Ora il Rup, cioè Responsabile unico del progetto del lungolago è un lenzuolo vuoto. Nessuno vuole prendersi l’azzardo di indossarlo. E c’è capirli vista la sorte del predecessore. Tre parole in quella sigla, una più agghiacciante dell’altra. Responsabile, cioè quello che risponde del disastroso cantiere. Unico, cioè solo e arrangiarsi. E poi la più terribile di tutte: procedimento. Ma come si procede? Con a variante di Bruni, quella di Lucini, con una nuova avventura nell’ignoto della revoca dell’appalto? Mamma mia che incubo.

Ecco perché, con buona pace dei comaschi che si aspetterebbero anche un po’ di coraggio da chi li rappresenta, quella del Rup è diventata una patata che più bollente non si può che il centrosinistra che governa il Comune di Como e il centrodestra che regge la Regione Lombardia tentano di lasciare l’uno in mano all’altro. Magari nella speranza che cada e sia raccolta dalla mano pietosa del governo centrale, ipotesi al momento non agli atti.

Senza Rup però non si può andare avanti. E perciò ci sono anche le ricadute politiche, pesanti come macigni a meno di un anno dal voto per le elezioni comunali a Como. Perché lo sanno anche gli anatroccoli che solcano in questi giorni allegramente il primo bacino. Se si pensa di aspettare che la patata del Rup in qualche modo si raffreddi, il rischio è di arrivare a seggi aperti e cantiere chiuso. Allora auguri a chi vorrà candidarsi, al centrosinistra che dopo la rinuncia di Lucini al bis in fondo pensa di potercela fare ancora, considerate le convulsioni del centrodestra. O di quest’ultimo che deve restare appeso a un candidato sindaco autorevole per camuffare le debolezze di un’epoca ormai al tramonto. Ma autorevole non è sinonimo di kamikaze.

Ci pensi chi, in questi giorni, sul fantasma del Rup, in fondo, qualche calcolino comincia a farlo. Se proprio non ci si vuole scomodare a pensare all’interesse di Como e dei comaschi, si valutino le ricadute anche nella propria bottega di uno stallo non più tollerabile. Perché il terzo incomodo, magari non stellato vista la flebilità dalla voce grillina dalle nostre parti, è lì pronto a raccogliere la patata e non ha paura di scottarsi. E sarebbe anche giusto che andasse così. Perché in otto anni di cantiere del lungolago se ne sono viste talmente tante che ormai vale tutto. Attenti al Rup.

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