Il mondo ama Plinio e ora (pare) anche Como

Il mondo ama Plinio
e ora (pare) anche Como

Persino Frankenstein, nel primo capitolo del celeberrimo romanzo di Mary Shelley che proprio quest’anno compie 200 anni, quando il padre lo inizia alle scienze sperimentali (costruendo una «piccola macchina elettrica» di voltiana memoria) non trova più alcun senso nella lettura dei naturalisti precedenti all’Età dei Lumi. Con un’eccezione: Plinio il Vecchio che, assieme al settecentesco francese Buffon, continua a sembragli «tanto utile quanto interessante».

L’influenza del nostro grande concittadino sulla cultura mondiale dura da Duemila anni e bene fecero i nostri antenati a collocarlo assieme al nipote ai lati del portale del Duomo oltre 500 anni fa, e poi a difendere quella presenza pagana (e anche di più: per restare agli Shelley, Percy, marito poeta di Mary, trasse ispirazione dalla “Naturalis historia” per scrivere un libro sull’ateismo) dai rigori della controriforma. I Plini sono quanto di più fondativo e trasversale abbia prodotto Como rispetto alla cultura mondiale e la più recente conferma arriva da un prestigioso ateneo americano, il Mit di Boston, che ha compilato un “Pantheon” universale (consultabile online), ovvero una classifica finalizzata a misurare la “popolarità globale dei personaggi storici”. I dati statistici di riferimento utilizzati dai ricercatori sono il numero di pagine di Wikipedia loro dedicate nelle diverse lingue e il numero di consultazioni delle stesse, con dei coefficienti correttivi. Bene: Plinio il Vecchio non è solo il primo dei cinque comaschi entrati in classifica, ma è anche 237° a livello mondiale, dove compete con Gesù Cristo come con Marilyn Monroe e svariate altre decine di migliaia di “star” degli ultimi 6mila anni (si colloca due posizioni davanti a Bob Dylan, tanto per dirne una).

Prima di buttarci a capofitto nelle celebrazioni del bimillenario di Plinio, apriamo una parentesi per osservare che, nello stesso Pantheon, Lecco e Sondrio non hanno nessuno, mentre Bergamo, Brescia e Mantova un nome solo, giusto per fare dei paragoni con le città vicine, utili non tanto a sentirci migliori degli altri, quanto piuttosto a capire che potremmo/dovremmo fare molto di più per essere degni dell’eredità culturale in mezzo a cui viviamo ogni giorno. Gli altri comaschi che il mondo non ha smesso di cercare (su Wikipedia, ma se creiamo occasioni per valorizzare la loro memoria sul Lario, li cercheranno anche qui) sono, nell’ordine: Alessandro Volta, che si piazza sul secondo gradino del podio, Plinio il Giovane, che con il terzo posto porta ben due medaglie nella stessa famiglia, Papa Innocenzo XI e Gianluca Zambrotta. Qualcuno, forse, sorriderà leggendo il nome di un calciatore, accostato a scienziati, scrittori, pontefici, ma se si fosse giocato a calcio duemila anni fa, Plinio probabilmente non avrebbe mancato di dedicare una voce a questo sport nella sua enciclopedia, e Zambrotta, da uomo intelligente e che più volte ha mostrato una generosa riconoscenza verso la propria città, chissà che non possa diventare a propria volta un sostenitore delle “miracolose” sinergie che stanno nascendo a Como nel segno del “protomartire della scienza sperimentale”, come lo definì Italo Calvino per via della sua morte avvenuta sotto i lapilli del Vesuvio 1939 anni fa ieri (secondo recenti acquisizioni scientifiche l’eruzione sarebbe avvenuta il 24 ottobre e non il 24 agosto del 79 d.C. e Plinio, come noto, perì il giorno successivo, dopo essere accorso a studiare il fenomeno e a portare aiuto alla popolazione locale).

Proprio Calvino è stato citato ieri dall’assessore regionale Stefano Bruno Galli, accorso sul Lario per dare il “la” ufficiale alla costituzione del comitato per il bimillenario pliniano, anche se, come ha sottolineato con una battuta, tra cinque anni sarà in scadenza di mandato. Sì, perché la ricorrenza della nascita di Plinio cadrà tra il 2023 e il 2024 (sull’anno esatto gli storici sono ancora in dubbio), ma da ieri si è cominciato nel suo nome a realizzare quella cosa di cui a Como si parla spesso ma si concretizza assai raramente: «fare rete», parole magiche non a caso sottolineate da Franco Brenna, presidente della commissione Cultura comunale all’inizio della presentazione. Le istituzioni, in testa anche Fondazione Volta rappresentata dal nuovo presidente Luca Levrini, hanno raccolto proposte e sollecitazioni provenienti dalla società civile, compresa quella, lanciato lo scorso aprile dalle colonne di questo giornale, e subito condivisa da Accademia Pliniana, di costituire un Parco Letterario dei Plini, per mettere in rete, con una valenza europea in termini di turismo culturale, tutti i punti di interesse pliniano sparsi per il territorio, per costruire un grande storytelling di duemila anni di luoghi e personaggi straordinari da cui siamo circondati, su questo lago “del tuo e del mio cuore”, dove oggi sembra di nuovo che sia “sempre primavera”, come scriveva Plinio il Giovane all’amico poeta Caninio Rufo, celebrando la bellezza della sua villa (l’attuale Villa Olmo, secondo Giovan Battista Giovio) e contribuendo in maniera fondamentale a creare il mito del Lario.

Ma per arrivare a risultati significativi, oltre al tempo (partire con anni di anticipo è necessario se si vuole lasciare qualcosa di importante, come insegnato le celebrazioni voltiane del ’27) serve una grande coesione/partecipazione da parte della città. E certamente bisogna fare cultura in modo innovativo, come ha raccomandato Galli: non (solo) organizzare convegni, ma rendere percepibile ovunque che ci si trova nella città dei Plini, di Volta, di Terragni, dove si possono seguire le loro tracce per giorni, invece di scappare dopo 24/48 ore verso un’altra meta. Come avevamo già scritto qualche settimana fa, i cinque anni di percorso verso il bimillenario pliniano sono un’occasione d’oro (anche in senso letterale, vista l’attenzione del mondo che le mille monete romane hanno catalizzato su Como), per mettere a sistema il patrimonio culturale lariano. Ai tanti stimoli su cui già sono al lavoro numerose persone, ne aggiungiamo uno: e se si cominciasse a pensare, vista la decrescita dell’Amministrazione provinciale, di aggiungere al sistema museale comasco Villa Gallia? Considerando che sorge sulle rovine della “villa museo”, prima al mondo nel suo genere, di Paolo Giovio, che a sua volta diceva di aver costruito sui resti di una di Plinio il Giovane, parrebbe il luogo ideale, peraltro in una straordinaria posizione fronte lago e a due passi da Como San Giovanni, per cominciare un percorso alla scoperta di Como città dei Plini (e di tutti quelli che sono venuti dopo).


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