Il voto dei comaschi  al partito sconosciuto

Il voto dei comaschi

al partito sconosciuto

Avviso ai naviganti: in questi giorni il Pd comasco sta eleggendo il nuovo segretario provinciale.

Ok, dopo aver assolto l’onere di fendere la folla dei “chisenefrega”, potrebbe valere la pena di chiedere: ve ne siete accorti? Forse sì, se siete della partita, altrimenti è poco probabile. Perché questa scelta del personaggio che deve prendere in mano le redini di quella che, fino a prova contraria, è la principale forza politica del territorio comasco (alle ultime elezioni generali, le europee dello scorso anno ha raggiunto una quota del 40%, esprime il presidente della Provincia, il sindaco della città capoluogo, un’altra novantina di primi cittadini e due parlamentari, Chiara Braga e Mauro Guerra), si sta facendo quasi in clandestinità come capitava al vecchio Pci sotto il fascismo.

Un’esagerazione certo ma non troppo. È vero che non siamo più ai tempi della Prima Repubblica quando la scelta del segretario del partito più importante del territorio (la Dc, sa va sans dire) era una partita di scacchi e coltelli che impegnava buona parte della società. Perché il prescelto riceveva in dote una grande possibilità di incidere sui processi sociali di Como e del territorio. Ok, ora i partiti sono cambiati, rivivono sotto forme diverse, certo minori in quanto a partecipazione e capacità di elaborazione dei processi. Adesso contano i leader. In effetti se non ci fosse Renzi, molti meno percepirebbero il Pd anche a livello nazionale.

Chi sarà il nuovo leader del Pd lariano? Uno tra Angelo Orsenigo, sindaco di Figino Serenza e Riccardo Gagliardi, consigliere comunale di Cavallasca. Persone di indubbia qualità e certo con voglia di affermarsi e mantenere il partito agli attuali livelli di consenso e rappresentanza. Ma non conosciutissimi in tutta la società comasca.

La politica spettacolo non è edificante. Ma c’è e dobbiamo farcene una ragione. Oggi il leader di un partito importante deve essere anche un volto noto e carismatico. Ma tant’è. Fatti gli auguri a Orsenigo e Gagliardi, vinca il migliore, ci sarebbe anche da affrontare il sistema con cui il nuovo segretario del Pd sarà scelto. Di solito si userebbe fare un congresso, un grande dibattito con mozioni alternative da discutere e far conoscere. Nel Pd comasco non sarà così. La scelta avverrà nell’assemblea provinciale perché il partito è spaccato in due quasi come una mela e il voto su congresso sì, congresso no ha visto prevalere la seconda opzione, votata in prevalenza da coloro che sostengono Orsenigo.

Certo il congresso non avrebbe sanato la frattura che appare profonda ma quantomeno avrebbe avuto maggiore risonanza e magari aperto di più il Pd alla società civile. Perché per quanto si diano da fare i suoi esponenti. il partito non è percepito o almeno non abbastanza in proporzione al suo peso. E questo è un problema anche in prospettiva. Forse nel Pd o in parte di esso manca la consapevolezza per cui quanto è stato conquista nel Comasco (territorio storicamente moderato) è frutto più del disfacimento in campo avversario che non dell’azione e dei meriti (che pure in parte ci sono) del partito. E che nei prossimi due anni molte amministrazioni (tra cui Como, Cantù, Erba e Olgiate) torneranno al voto. Per carità, qualcuno potrebbe dire , problemi loro se hanno vinto la lotteria e vogliono buttare via il biglietto. Certo, ma quando si governa senza alle spalle un partito forte, autorevole e radicato nella società, i problemi finiscono per ricadere su tutti.


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