La proposta  per tutte le città d’acqua

La proposta
per tutte le città d’acqua

Gentile Salvatore Settis,

non so se raccoglierà il nostro appello.

Questa volta non si tratta di una denuncia per abusi o scempi paesaggistici. Questa volta possiamo vantarci di avanzare proposte concrete.

L’idea che abbiamo avuto è monumentale e garbata, non un progetto improvvisato, ma il frutto di un lungo e approfondito studio durato quasi dieci anni: un piano di riqualificazione delle passeggiate a mare nelle zone più storiche e suggestive delle nostre città d’acqua.

Per far comprendere meglio la nostra ipotesi e quello cui facciamo riferimento come fonte d’ispirazione, potremmo fare l’esempio del gigantesco intervento di Christo&Jan Claude sul Lago d’Iseo. Un’installazione temporanea denominata Floating Piers, di cui si sta molto parlando e che consentirà al pubblico di camminare sulle acque e ammirare le bellezze naturalistiche del lago, da Monte Isola all’isola di San Paolo, con scorci inimmaginabili come in un sogno metafisico.

Il nostro progetto si propone di realizzare qualcosa di analogo, ma diversamente da quello vuol essere un’opera eterna, edificata in cemento armato rivestito di grossi blocchi di pietra e che nel suo aspetto estetico assurga al ruolo di “testimone del nostro tempo”.

Siamo certi per esempio che un gigantesco barbacane che faccia da cornice e passerella al piccolo porticciolo di Borgo Marinari di Napoli inserito fra Castel dell’Ovo e il Reale Yacht Club Cannottieri Savoia possa esaltare l’emozione del visitatore durante la passeggiata di lungomare; lo stesso ci immaginiamo per la promenade triestina, sulla Riva del Mandracchio, tra Piazza Unità d’Italia e il Molo Audace, con la costruzione di una propaggine cementizia a mare che coinvolga molo e piazza in favore della bellezza architettonica; così come riteniamo non sia un vano fantasticare cementare la costola pentagonale che abbraccia la Mole Vanvitelliana nel molo di Ancona avvolgendola con un grande nastro grigio che si protende in acqua fino a tagliare in due il semicerchio della darsena, oppure riconfigurare la parte finale della Riva degli Schiavoni a Venezia, tra i giardinetti di San Marco e l’Hotel Monaco, dove i turisti si affollano sempre in un cul de sac, con un restyling poverista che ne accresca l’aspetto poetico e délabré.

E infine: perché non immaginare di poter osservare il castello Maniace dalla linea di galleggiamento fuori dal porto di Siracusa così come lo vedevano le barche in provenienza dall’Egeo?

L’elenco potrebbe continuare e risultare poco credibile se al contrario non dimostrassimo che in tal senso qualcosa di concreto, innovativo e razionale (ma non “razionalista”), si è fatto.

Qualcosa di nuovo, che da rendering si sia fatto materia, duratura e certa. Inamovibile, come la muraglia cinese.

A Como tutto questo c’è già !


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