La verde lezione  contro la crisi

La verde lezione

contro la crisi

Ci sono i primi della classe che finiscono spesso sotto i riflettori e quelli più schivi, che incassano il bel voto e scappano per andare avanti a studiare.

Non fa differenza, nell’economia di un territorio, a patto che non si dimentichi mai l’importanza di entrambi. Il florovivaismo è un settore che in realtà dà lustro sempre più evidente anche a Como: lo raccontano le cifre delle aziende, delle scuole che stanno crescendo e di un evento come Orticolario capace di catturare un pubblico numeroso e attento.

Ma se andate nel mondo - e a volte se girate nella stessa Como, secondo la solida legge del profeta poco riconosciuto in patria - non è immediato accostare il Lario e la Brianza a questo tipo di attività. Tessile e arredo, sono queste le eccellenze che viene spontaneo menzionare.

Ma colpisce il ricordo delle parole pronunciate da un imprenditore come Brunello Cucinelli poche settimane fa proprio in occasione di Orticolario. «Che bello tornare in questa terra Como e trovare al posto dei tessuti i colori e i profumi dei fiori» . Lo dice il re del cashmere, guardate un po’.

La scorsa estate, un’indagine regionale evidenziava questa propensione lariana, in aumento tra l’altro. A Como, coltivare sembra esercitare più fascino anche sui giovani rispetto a Varese, Milano o Brescia. Sicuramente poter contare su scuole riconosciute a livello internazionale è fondamentale e quindi rafforza la possibilità di trovare lavoro. Musica per le orecchie dei ragazzi, in questi tempi ancora drammaticamente stonati.

Ma l’altro aspetto rimarcato anche da Giorgio Buizza storico presidente dell’ordine dei dottori agronomi di Como, Lecco e Sondrio, era la lunga tradizione ortoflorovivaistica. Un comparto che si rafforzava nell’ambito agrario, anche perché consentiva di portare a casa guadagni più consistenti rispetto alle coltivazioni normali per così dire.

Se vogliamo, paragonando questo primo della classe agli altri due vediamo un filo che li lega. La tradizione, appunto. La capacità di preservarla, di arruolare i giovani (cosa che dopo anni delicati tessile e arredo hanno saputo fare, investendo anche direttamente nelle scuole e consolidando i rapporti) e di intercettare anche nuove tendenze.

Oggi il giardino non è più affare di pochi.E in fondo un luogo pur esclusivo come il Bosco verticale lo conferma.

Chi in grande chi in piccolo, aspira ad avere uno spazio verde, indipendentemente dal vivere in una casa o in un appartamento. Il florovivaismo lo ha captato e spinge in questa direzione. Fa le acrobazie - e nel caso della spettacolare manutenzione assicurata per questo gioiello milanese dalla Peverelli, non è una metafora - e cura i particolari. Ci vuole ricerca, anche qui. E si fa fatica, perché è un mestiere bellissimo ma che richiede un impegno incredibile e non conosce soste.

È a questo duro prezzo che il comparto del verde non solo resiste, bensì cresce. Porta la sua lezione di duro lavoro e umiltà, che è ancora più preziosa considerando come siamo arrivati alla crisi. Bolla finanziaria o meno, prima sono esplosi i valori.

L’altra lezione è questa: Como è ricca di eccellenze (vogliamo dimenticare il turismo?) e se sta a galla, se fa parlare di sé nel mondo o lo rende semplicemente un po’ migliore senza provocare troppo rumore, è perché non ne lascia indietro nessuna.

m.lualdi@laprovincia.it

@MarilenaLualdi


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