L’economia che fa bene  a Como e al Paese

L’economia che fa bene

a Como e al Paese

C’era un tempo in cui si proclamava come verità sacrosanta che tutto quello che faceva bene alla Fiat faceva bene anche al Paese. Altra epoca. Poi è arrivato Marchionne. Una rivoluzione. La Fiat non è più Fiat e il suo Paese è il mondo, non più l’Italia.

Rimane valido l’assunto che oggi ha come protagonista non l’impresa campione nazionale ma le aziende di un territorio, che sanno fare rete, che condividono un “saper fare”, che sono ancorate alla realtà locale e allo stesso tempo pensano e producono “globale”, cioè mondiale. Sono le economie dei distretti e Como vanta un’eccellenza italiana nella seta e nel tessile.

Il nostro territorio è fortunato perché accanto al tessile c’è un altro distretto di punta: il mobile arredamento della Brianza, una realtà di assoluto livello internazionale. E poi c’è il turismo che cresce sempre di più grazie al brand del lago di Como, un marchio dal valore inestimabile. Tra le circostanze favorevole alla nostra provincia c’è anche la vicinanza con il Canton Ticino che assorbe quasi trentamila addetti lariani.

Ma concentriamoci un attimo sul tessile che ieri è stato riconfermato tra i motori della ripresa e un punto di forza del “made in Italy”. Il riconoscimento viene dal Centro studi di Banca Intesa Sanpaolo che ha presentato a Milano il “Rapporto annuale su Economia e finanza dei distretti”. La prima osservazione è che nonostante gli anni della crisi la filiera del tessile comasco è cresciuta ancora e che ha guardato sempre di più ai mercati internazionale (export +4,5%). Un altro aspetto importante è che le aziende hanno aumentato del 7,7% i margini operativi lordi rispetto al fatturato. Più ancora dicono due numeri e una considerazione: i dati sono che 293 imprese comasche prese in esame in un anno, il 2014, hanno sommato un fatturato di 2 miliardi e 256 milioni di euro; l’analisi del Centro studi di Intesa spiega anche che nel distretto tessile «ci sono diverse eccellenze, anche a livello internazionale, che registrano risultati brillanti». Così come ci sono aziende che invece fanno fatica. Sempre nel tessile, sempre nel nostro territorio.

Da qui emerge chiaramente che non basta essere nel posto giusto e nel momento giusto per vincere come impresa. Bisogna anche saper stare sul mercato con prodotti e servizi adeguati. Conta soprattutto la qualità.Questa varietà all’interno del pur positivo distretto tessile ci dice anche come siano ormai davvero superate le categorie con le quali gli esperti si ostinano a leggere l’economia. Forse è tempo di abbandonare le classificazioni del secolo passato e di trovare nuovi strumenti più adatti alla realtà così profondamente mutata. Non più agricoltura, industria, commercio e comparti vari, ma filiere, aree di produzione, singoli prodotti di successo. Anche l’economia è diventata più fluida e flessibile. Come la politica, come la società. La concorrenza, dice un giovane studioso, non si fa più per Paesi ma per città, per aree, cioè per distretti. Le imprese che hanno saputo fare rete si sono rivelate le protagoniste dei loro territori determinandone il successo.

È questa l’economia che fa bene a Como e che fa bene al Paese. Si è visto infatti che le aree senza distretti crescono meno.

Come giornale vogliamo evidenziare il ruolo positivo delle imprese e degli imprenditori comaschi nel contribuire in modo determinante al benessere di questa comunità. Lo faremo presto con una iniziativa speciale legata alla pubblicazione della rivista “Top aziende” che da pochi giorni è in edicola con “La Provincia”. A giorni i dettagli.

Vogliamo farlo per dare merito a tanti imprenditori e ai loro dipendenti e collaboratori che ogni giorno dimostrano quanta capacità c’è tra la nostra gente. E lo faremo con la consapevolezza che la ricchezza e la forza delle imprese comasche non sta solo nei numeri ma nel valore delle persone. Nelle loro menti e nei loro cuori.

Perché come disse Robert Kennedy «il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette... Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa... Non comprende la bellezza della nostra poesia... non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione... Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta».

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