L’effetto Giorgia
sui partiti comaschi

Giorgia on my mind. D’accordo, quella di Ray Charles era ispirata dallo stato americano, ma la vicenda di Lady Meloni con la fascia tricolore sul pancione o depositata tra poppatoi e pannolini, rischia di riverberarsi sul centrodestra lariano proprio subito dopo la “quadra” ritrovata con l’accordo politico e l’indicazione dei candidati sindaci “turbo” Briccola a Olgiate e Landriscina a Como.

Il primo smottamento della questione romana ricicciata in salsa locale è arrivato da Erba dopo che Marcella Tili, sindaca tosta e non a caso unica scampata alla debacle della coalizione nel voto del 2012, ha dato ragione a Berlusconi e Bertolaso sulla puerpera candidata sostenuta da Salvini. La Lega non ha gradito e minaccia ritorsioni, che vere e presunte, rischiano di provocare effetti a cascata sulle prossime amministrative.

A Erba, infatti, il prossimo anno, si apriranno le urne in concomitanza con Como e Cantù. Tra pochi mesi sarà Olgiate a testare il nuovo corso del riunificato, almeno per ora, centrodestra lariano. Alessandro Fermi, coordinatore provinciale di Forza Italia, con un lungo post su Facebook è stato costretto per una volta a indossare il colore rosso, da pompiere per tentare di spegnere il focolaio prima che si propaghi. Vedremo se l’alzata di scudi del Carroccio è finalizzata a giungere a uno strappo che farebbe a pezzi l’intero abito dell’alleanza fresco di sartoria, oppure, come accade quasi sempre in politica, a portare a casa qualche poltroncina in più. Circostanza quest’ultima, però ,che finirebbe con l’ostacolare la corsa di Landriscina e Briccola, due cavalli di razza ben poco o per nulla disponibili a farsi mettere le briglie dalle pastoie partitiche. Tanto più che il medico rianimatore indicato per la corsa a palazzo Cernezzi sarebbe entrato, stando ai pissi pissi, in una fase amletica determinata anche dalla sua trasversalità, che potrebbe alla fine portarlo a non schierarsi.

Insomma, il passaggio è delicato in prospettiva. E potrebbe addirittura rimettere in gioco il centrosinistra che sta uscendo alquanto ammaccato dall’esperienza amministrativa di Como. Il miglior alleato di Lucini, indicato dal Pd per il bis anche se i concorrenti interni alla coalizione non mancano e si stanno muovendo, oggi è paradossalmente quel Raffaele Cantone che sembrava aver affossato il progetto del lungolago. Se dall’Anticorruzione dovesse arrivare, prima delle elezioni 2017, il via libera sulle modifiche indicate dai tecnici di palazzo Cernezzi, per l’attuale sindaco sarebbe una boccata d’ossigeno. A meno che, anche a Como, non si riproduca il deleterio effetto primarie con la resa dei conti nel Pd e nella sinistra in senso lato.

Tutto questo, a destra come a sinistra, fa capire alla fine che la politica, in assenza di partiti strutturati e quando la morsa del liderismo che si allenta, diventa una maionese destinata a impazzire.

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