Sabato 29 Marzo 2014

Letta silurato

per paura di Grillo

Cherchez la femme. Nel senso di Marine Le Pen. Da domenica scorsa, dopo l’apertura delle urne per il voto amministrativo in Francia con il successo, prevedibile ma non nelle dimensioni, dell’estrema destra antieuropeista e populista, si capisce forse qualcosa di più del famoso tweet “staisereno” spedito da Matteo Renzi a Enrico Letta pochi giorni prima della repentina defenestrazione del secondo da palazzo Chigi a opera del primo.

La vittoria della Marina d’Oltralpe, in attesa forse di quella nostrana, è un indizio. Altri ve ne sono in tutto

questo agitarsi parolaio del nuovo premier che è arrivato al punto di abbandonare un vertice europeo per tornare a occuparsi delle faccende italiane. Del resto quando la casa brucia....

Altra traccia utile per risolvere il giallo sono i sondaggi. Quelli che danno il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e in generale le forze politiche No Euro (a cui si appresta ad aggregarsi l’ex Cavaliere) in crescita impetuosa. L’ex comico, Casaleggio e i loro adepti hanno il vento in poppa. Stanno distaccando Forza Italia e sono a pieno titolo il secondo partito su scala nazionale. Considerato che le rivelazioni, alle politiche del 2013 avevano sottostimato di brutto il valore dei pentastellati e che il voto per le Europee è sempre stato interpretato in maniera molto libera dagli italiani (nel 1985, pur grazie all’effetto della morte di Berlinguer vinse addirittura il Pci), si capisce il terrore che serpeggia dalle parti del Pd e del Quirinale. Perché un Movimento Cinque Stelle primo partito alle Europee vorrebbe dire porre fine alla legislatura e ritornare a votare per le politiche poco tempo dopo. La composizione del Parlamento, infatti, non rispecchierebbe più il Paese reale e un governo già non legittimato dal voto dello scorso anno, non reggerebbe a uno scossone simile. Senza contare i riflessi sul piano europeo con la presidenza italiana del semestre. Una prospettiva che fa paura a tanti, forse oggi non a Berlusconi che avrebbe poco da perdere. Anzi, grazie alla nuova legge elettorale molto da guadagnare con i transfughi dell’ex Pdl costretti a tornare dall’ex Cavaliere con il cappello in mano. Renzi rischierebbe la fine di una carriera politica tanto repentina e folgorante in salita e, nel caso, anche in discesa.

Che ci azzecca con tutto questo il fu governo Letta? Ci azzecca perché è evidente che con l’esecutivo guidato dal nipote di Gianni, le sue troppe incertezze, la comunicazione certo non efficace, Grillo e i No Euro avrebbero avuto gioco ancora più facile. Conti e sondaggi alla mano, Renzi si è deciso a quello che appare sempre di più un azzardo. Ma era l’unica mossa possibile. Una conclusione a cui, con ogni probabilità, era arrivato anche Napolitano. Renzi e il destino della legislatura sono appesi all’impatto che il nuovo premier riuscirà ad avere sul voto del Pd alle Europee a dispetto anche di chi, nel suo partito, tifa per il tanto peggio tanto meglio. La dichiarazione di ieri del presidente del Consiglio sul Grillo che insegue è un’ulteriore spia del nervo scoperto di palazzo Chigi. Basteranno gli 80 euro in più nelle buste dei lavoratori con redditi basse e le riforme, finora più di facciata che di sostanza, ad arginare la marea grillina e anti europeista?

Francesco Angelini

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