Liste: politica

e società civile

Ciao ciao politica, almeno in apparenza. Le liste depositate per le elezioni comunali dell’11 giugno in cui, tra le altre, saranno scelte le nuove amministrazioni dei tre principali centri della provincia, Como, Cantù e Lecco, confermano una tendenza in atto da anni. Porte aperte a robuste dosi di società civile, la mitica, salvifica, autorevole, produttiva, onesta ed esemplare società civile. Un andazzo della Seconda Repubblica che è transitato alla grande nella Terza. Guardiamo alla città di Como: quattro candidati sindaci: Celeste Grossi, Bruno Magatti e Alessandro Rapinese e Francesco Scopelliti hanno esperienze nella pubblica amministrazione. E forse anche la motivazione che ha spinto i primi due a scendere in campo al di fuori di quelle che avrebbero potuto essere le coalizioni di riferimento, è di natura politica. Rapinese è un politico “sui generis”, forse lo sono anche Magatti e Grossi espressioni di movimenti nati e cresciuti nell’ambito locale. Gli altri aspiranti alla successione di Mario Lucini sono un imprenditore, Maurizio Traglio, un primario medico, Mario Landriscina e un perito edile, Fabio Aleotti. La tendenza a pescare al di fuori dei partiti è ancora più marcata nelle liste dove i politici doc sono mosche bianche, sovrastati da personaggi di una certa notorietà provenienti dal mondo delle professioni. Vero, si tratta di elezioni comunali. Ma nel passato, anche recente, le cose erano andate diversamente. Lo stesso sindaco uscente del capoluogo vanta una carriera costruita salendo vari gradini della pubblica amministrazione: dalla Circoscrizione al consiglio comunale per arrivare alla poltrona più alta di palazzo Cernezzi.

La contesta più “politicizzata” almeno per quanto riguarda i candidati sindaco è quella di Erba: sia Veronica Airoldi, sia Enrico Ghioni sia Claudio Ghislanzoni hanno occupato ruoli nel consiglio comunale e nella giunta, uno è stato anche già sindaco della città brianzola. Cantù distribuisce più o meno equamente società civile e reduci dal palazzo quali Edgardo Arosio (già primo cittadino nella città del mobile) e l’assessore uscente ma civico Francesco Pavesi. Alberto Novati è stato in consiglio molti anni fa. Per Gianpaolo Tagliabue e Franco Liva, l’approdo in Comune sarebbe un’esperienza inedita. Da notare, in parecchie liste, una presenza crescente di giovani. Un buon segno di interesse verso la cosa pubblica. Vedremo quanti riusciranno ad essere eletti. Ci sono poi alcuni cavalli di ritorno: oltre a quelli già citati spicca, a Campione d’Italia, Roberto Salmoiraghi, che tornerà alla guida dell’enclave salvo clamorose diserzioni degli elettori: è infatti senza concorrenti.

Il vero significato politico di queste elezioni è comunque ben presente nel sottotesto. Il centrosinistra, e in particolare il Pd di nuovo renziano punta a confermare l’egemonia sui municipi comaschi registrata negli ultimi anni. Il centrodestra vuole riprendere il suo “Mugello” qual era il nostro territorio prima della crisi dell’alleanza berlusconiana , verificare la tenuta elettorale della coalizione unitaria e, soprattutto, i rapporti di forza interni anche in vista del voto regionale del 2018. Il Movimento Cinque Stelle punta a rafforzare una presenza un po’ flebile rispetto al dato nazionale. Dietro la società civile, come si vede, la politica tenta di continuare a distribuire le carte. Ora per gli elettori della provincia di Como ci sono 28 giorni per riflettere e scegliere. Anche tra l’andare a votare e no. E in questo il livello di conoscenza e fiducia nei candidati, alle elezioni locali, è un elemento determinante.

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