Lungolago: “chiamata  alle armi” per como

Lungolago: “chiamata

alle armi” per como

Il lago di Como è un patrimonio dell’umanità, per la sua bellezza ineguagliabile, per la sua fama sempre più diffusa nel mondo, per l’indotto culturale che lo lega a tante importanti testimonianze sul territorio. E il lago è soprattutto qualcosa che sta nel cuore di tutti i comaschi, abituati alla gioiosa quotidiana convivenza con i suoi panorami, i colori mutevoli con le stagioni e dentro le stagioni.

Bastano queste ragioni, in un momento di crisi molto grave della città dopo l’inchiesta della magistratura del cantiere delle paratie che rischia, non per colpa dei giudici sia chiaro, di provocare effetti devastanti per tutta Como e non solo, per una sorta di “chiamata alle armi”. Non le armi violente di offesa e di difesa ma quelle del talento, delle risorse, della solidarietà, del saper fare, della generosità, dalla capacità imprenditoriale e creativa che per fortuna da queste parti non mancano.

Il sindaco Lucini è sulla graticola. Paga errori suoi, di alcuni suoi collaboratori e di chi lo ha preceduto. Sconta anche la debolezza e la miopia di una politica che non ha saputo interpretare nella maniera corretta ed efficace la situazione che si è verificata dopo gli errori su errori che hanno segnato la storia di un progetto nato male e cresciuto con un carico di tossine venefiche. Politica in cui Lucini, i partiti che lo sostengono, quelli che lo avversano tutti legati da una pratica che è stata solo di mera contrapposizione con buona pace degli interessi della città, sono coinvolti a pieno titolo.

Ma adesso il sindaco, che in quanto assessore alle Grandi Opere è il principale responsabile del progetto del lungolago, non può essere lasciato solo dalla città a gestire una pratica che amazzerebbe più di una mandria di tori. A prescindere da chiunque sia il sindaco e quale sia il suo colore politico. Adesso l’unico colore che conta è quello del lago che i comaschi e i turisti devono riavere. L’alternativa è una lunga agonia con il rischio della morte di Como, della sua immagine del mondo, dell’indotto economico legato al lago che di cui è inutile sottolineare la rilevanza per il nostro territorio ma non solo. Dovrebbe capirlo anche Roberto Maroni, pronto a sfilarsi dalla partita al primo stormir di avvisi di garanzia. Se non lo farà pazienza. Ma Como, i comaschi, le istituzioni, le associazioni di categoria, gli istituti di credito devono rispondere “presente” a questa chiamata alle armi con cui si combatte per il futuro. Lucini finora ha ottenuto il sostegno e l’indicazione a proseguire sulla strada scelta (giusta o sbagliata che sia) da gran parte della comunità comasca. La variante del progetto per le paratie, contestata dall’Anac di Cantone e al centro dell’indagine della magistratura, è passata sul Tavolo della competitività e ha ricevuto il via libera. Anche per coerenza ma soprattutto per Como, è il momento di darsi da fare ancora di più. Una soluzione per il cantiere del lungolago, qualunque essa sia, va trovata e in fretta. Di tempo se n’è perso anche troppo. L’idea che Como possa rimanere ancora a lungo senza lago (e meno male che grazie agli Amici di Como almeno una parte della passeggiata è stata sottratta al cantiere) è impensabile. Possono essere le opere ipotizzate dalla variante se sarà possibile superare i rilievi dell’Anac. Sia anche la revoca dell’appalto e la realizzazione di un nuovo progetto. Oppure sia un intervento meno imponente che preveda una sistemazione della passeggiata e la rinuncia alle opere di difesa idrogeologica di cui peraltro non si sentirà la mancanza. Però tutti devono darsi da fare. Solo quando sarà raggiunto il risultato potrà partire la resa dei conti. E magari anche una riflessione sugli errori da non ripetere in futuro.


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